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Public Policy

Un problema di consenso

Complotto

Un governo non eletto in vece di uno, sfiduciato, voluto dal popolo

di Davide Giacalone - 24 novembre 2011

Accusare l’interlocutore di volere supporre l’esistenza di un “complotto”, laddove quello sta cercando di rendere coerenti eventi e protagonisti che gli sembra abbiano agito di concerto, è un modo subdolo e intellettualmente debole di mandare il pallone in tribuna, non essendo capaci di giocarlo. Quel che accade in questi giorni, però, è il contrario: ci viene rimproverato di non vedere l’evidenza del complotto che ha portato al governo Monti. Siccome, in effetti, non lo vedo, posto che posso sbagliarmi, credo che valga la pena di spiegarsi.

C’è chi scomoda i poteri forti, chi quelli occulti, chi s’accontenta del convergere fra massoneria e gerarchie vaticane, il tutto per mandare al governo un signore che si autosegnalava da tempo, dalle colonne del Corriere della Sera, e che a Palazzo Chigi è arrivato grazie al passaggio offertogli dal presidente della Repubblica, cui non si farebbe torto se lo si definisse comunista, mentre, forse, potrebbe non essere ragionevole inserirlo fra le tonache o fra i grembiulini (non so, almeno). Meglio attenersi ai fatti, che ci portano direttamente ai problemi: il governo Monti non sarebbe mai nato se il governo Berlusconi non fosse imploso. Il che non è avvenuto nelle ultime settimane, a causa degli spread, ma molto tempo prima. Il 14 dicembre 2010, per fronteggiare una mozione di sfiducia, la maggioranza perse la connotazione elettorale, facendosi forte di parlamentari che erano stati eletti con l’opposizione (nulla di scandaloso, ed è ripugnante che si dia del “venduti” a chi ha fatto quel tragitto, salvando chi s’è mosso in senso opposto). La crisi operativa del governo, però, era abbondantemente precedente. Cominciai a parlare di elezioni anticipate già nella seconda metà del 2009. Si può obiettare che il governo si sia trovato in quelle condizioni a causa degli attacchi concentrici cui è stato sottoposto. Vero, ma anche normale. Non è normale, proprio per niente, che un governo sia trascinato in tribunale con ossessiva frequenza, ma lo è che venga attaccato, specie se governa. Il fatto è che quell’esecutivo non aveva altra sorte che resistere, non riuscendo a operare. La soluzione naturale sarebbe stato lo scioglimento anticipato. Anche questo lo abbiamo scritto tante volte. Ma posto che l’allora presidente del Consiglio lo ha sempre escluso, posto che avrebbe fatto meglio a chiederlo prima, posto che avrebbe fatto ancor meglio a imporsi sugli insanabili contrasti interni al suo governo, e posto, infine, che ha guidato il voto favorevole al governo Monti, ci si troverebbe innanzi a un complotto in cui la vittima ne è compartecipe. Il che supera la fantasia disponibile. Detto ciò, non c’è dubbio che alcuni pilastrini dei poterini italiani traccheggiavano da tempo attorno all’idea di esautorare la politica e prendere la guida del Paese. Non per onorare un grande disegno, ma per salvare le terga in un momento difficile. Anche qui, prima i fatti: la politica s’è prestata ad essere esautorata. Confermo quel che vidi: il Quirinale ha commissariato l’opposizione e un nuovo governo, senza identità politica, l’attonita immobilità del precedente, pur mai sfiduciato dal Parlamento. Più che il complotto, quindi, vedo l’esausto autoaffondamento di un mondo incapace di far altro che animare la contrapposizione. Poco, per pretendere di durare.

Ciò pone problemi delicati e pericolosi. Primo fra i quali il fatto che non tutti i conflitti d’interesse stanno sullo stesso piano, perché una cosa è essere eletti (in democrazia), altra l’essere chiamati, una cosa sono quelli evidenti (basta il telecomando), altra quelli nascosti. Poi c’è il problema del consenso: chi pretende di misurarlo con l’applausometro si sbaglia, perché prima o dopo si torna a votare e se i partiti grossi restano le amebe che sono saranno dolori, aprendosi maggiormente le porte agli araldi dello schiamazzo e del rifiuto. E c’è il tema della sovranità, perché non sono gli altri a potere stabilire quale capo del governo italiano si siede a tavola e quale desina dietro l’uscio. Potrei continuare, ma forse basta. E basta anche senza pretendere che ciò sia dovuto ad un ordito ombroso, giacché il disfacimento della politica è avvenuto sotto al sole e innanzi a tutti.

Una postilla: mi pare che questo governo archivi il tema del partito cattolico, essendo un monocolore montiniano che regola conti di curia.

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