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Scoop fasulli e nuovo Governo

Complottismi e deliri

Altro che trame oscure, al nuovo Premier l'arduo compito di farci voltare pagina

di Enrico Cisnetto - 14 febbraio 2014

Siamo un paese che vede manovre e complotti da tutte le parti. Prendete Confindustria. Squinzi è da quando è stato eletto presidente che viene accusato, anche e soprattutto nel suo stesso mondo, di “celomollismo”: eccessivamente filo-Monti e filo-Letta, consociativo nel barcamenarsi tra il suo amico Berlusconi e la coccolata Camusso.

Ora, di fronte alla durezza delle sue critiche ad un esecutivo che si è rivelato deludente – incapace di dare “le risposte che ci aspettavamo nonostante una buona analisi” – ecco che si esagera dal lato opposto: Squinzi è a capo o comunque partecipe di un complotto per dar il benservito a Letta e portare Renzi a palazzo Chigi, magari ordendo la staffetta tra Napolitano e Prodi al Quirinale. In quest’ottica, la “marcia digitale dei 40 mila”, come è stata battezzata la manifestazione indetta dagli industriali di Torino e del Piemonte, riuniti ieri con lo stesso leader di Confindustria per chiedere “un grande cambiamento”, rischia di apparire come un assalto dei “poteri forti” al “palazzo d’inverno” della politica e delle istituzioni. Cosa che non sta né in cielo né in terra.

Quella di ieri, semmai, è un’iniziativa tardiva e parziale, che segnala – finalmente – una presa di coscienza della borghesia produttiva circa la necessità di dare una scossa al Paese e di assumere nuove responsabilità. Gli imprenditori che c’erano ieri a Torino non sono truppe manovrate da chissà quali generali che hanno in testa chissà quali trame, ma molto più semplicemente gente che si è rotta le scatole di tutte le disfunzioni di sistema che rendono esasperante fare impresa in Italia, e che vuole dare una scossa “non distruttiva”. Possiamo, dunque, smetterla una volta per tutte con questa assurda storia dei “poteri forti e occulti”? Vi pare possibile che in un paese ridotto a vivere la crisi più grave e lunga della sua storia repubblicana, prosperi e comandi un’enclave che fa e disfa i governi? Se siamo al declino economico e al collasso istituzionale, se quello che si vede all’opera con evidenza è il potere di interdizione e di veto, è chiaro che non ci possono essere – per definizione – posizioni forti, ma al massimo “poterini deboli” che cercano di lucrare qualche vantaggio residuale nella generale disintermediazione e frantumazione degli interessi.

Ma il complottismo nazionale non si ferma qui, purtroppo. Un filone molto gettonato è quello internazionale, ed europeo in particolare. È riemerso in occasione dello “scoop” (sic!) del “brillante pubblicista” che con il suo eloquio ha il merito di aver rinverdito i fasti di Stanlio e Olio: sono stati i “poteri forti” di Eurolandia a buttar giù Berlusconi nel 2011, inducendo Napolitano a scegliere uno di loro, Mario Monti, per fare in modo che l’Italia facesse l’utile idiota nel club della moneta unica. Embè? Ci voleva il gran sacerdote del giornalismo amerikano per scoprire che Merkel e Sarkozy avevano sulle scatole il Cavaliere e che volevano un cambio nel governo di Roma? E quale trama occulta ci può essere nel fatto che, una volta condivisa la sovranità monetaria, i soci del club, sapendo che il comportamento di ciascun membro influisce sugli altri, si preoccupino di condizionarlo? Suvvia, cos’altro è la politica se non il gioco delle influenze? Semmai, per noi il tema è quello opposto: capire perché non siamo capaci di incidere sui comportamenti altrui, perché della moral suasion siamo oggetto e non soggetto attivo.

E a propositivo di euro, possiamo anche qui mettere fine a questo strazio della trama demo-pluto-giudaico massonica ordita da speculatori orchi ai nostri danni usando la leva dello spread? Ma cosa volete che facciano quelli che – legittimamente, sia chiaro – investono denaro scommettendo sulla fine dell’euro? Cercano di vincere la loro scommessa agendo sui punti deboli del sistema. E se l’Italia è un punto debole, la colpa non è certo di quegli speculatori, ma nostra. Peraltro, a ben guardare a quella speculazione sarebbe servito che Berlusconi continuasse a stare al governo, non che fosse sostituito da un Monti che spende se stesso e il suo esecutivo a cercare di abbattere lo spread, misuratore (anche) del grado di forza della pressione speculativa stessa. Dunque, dove sta l’ordito?

È la stessa contraddizione che manifestano quelli che gridano allo scandalo per lesa Costituzione perché il Capo dello Stato ha osato indicare per palazzo Chigi nomi di non eletti dai cittadini (Monti, Letta e fra poco Renzi), e poi sono gli stessi che pensano che l’indicazione del premier sulla lista elettorale, non prevista dalla Carta, sia più legittima del passaggio parlamentare. Creando nell’opinione pubblica l’idea, assai pericolosa, che governi che si sono formati secondo l’iter costituzionale del Presidente della Repubblica che sonda le forze politiche e conferisce un mandato esplorativo ad un presidente del Consiglio che poi sarà votato da Camera e Senato, non siano pienamente legittimi.

Il complottismo è malattia senile di una Repubblica che ha disperatamente bisogno di voltare pagina. Renzi ha, tra gli altri, anche il compito di guarirci da questa patologia. Aspetto fiducioso.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario