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Ancora polemiche sulla pillola abortiva

Come sciogliere il nodo Ru486

Vaticano, Storace e Regioni hanno la soluzione in tasca: la legge 194/78

di Paolo Bozzacchi - 17 novembre 2005

Un’ostinazione ipocrita. Così l’inventore francese della pillola abortiva RU486, Etienne-Emile Baulieu, ha definito l’atteggiamento delle autorità italiane rispetto alla mancata diffusione del farmaco nelle strutture sanitarie. Nel teatro delle polemiche nostrane sull’aborto e sulle norme che lo riguardano, il primo ballerino è senza dubbio il ministro per la salute, Francesco Storace. In perenne polemica con le Regioni sulla “pillola del giorno dopo”, Storace ha tenuto a precisare che “la questione non è la sperimentazione. E’ la ricerca che deve agire dentro le regole: la deriva in corso le sta violando”. Ma a quali regole fa riferimento?

L’articolo 15 della legge 194 del 1978 sull’interruzione di gravidanza, tuttora in vigore, non discrimina i metodi di aborto chirurgici da quelli farmacologici. Perché allora impedire o limitare la sperimentazione della RU486 negli ospedali e nelle cliniche private? Senza contare che il metodo è stato già abbondantemente testato e adottato in tutta l’Unione europea, oltre che in Russia, Israele, Norvegia e Svizzera. Oltre un milione di donne europee lo hanno già usato, e non si è mai scoperto alcun effetto collaterale negativo. Ma il problema allora qual è? La domanda potrebbe sembrare retorica, ma riporta il dibattito alle sue naturali dimensioni.

La questione dell’aborto, soprattutto in Italia, è infatti del tutto morale. Papa Benedetto XVI fa trasparire quasi quotidianamente come il Vaticano abbia ancora sullo stomaco le battaglie civili italiane su divorzio e aborto di metà anni ’70 e le norme che ne sono scaturite. Il Pontefice ammonisce che “la vita deve essere difesa, sempre”. E aggiunge che “bisogna prevenire l’aborto per il futuro dell’uomo”.
Come non essere d’accordo? La prevenzione dell’aborto volontario, con un’attenta azione di supporto per le donne e le famiglie, unisce infatti le posizioni dei laici e dei cattolici.

Ma difendere la vita non deve significare precludere alle persone le possibilità di scegliere, esercitando un diritto individuale su un tema strettamente privato e personale. Nel rispetto della Costituzione, infatti, lo Stato italiano non può limitare in alcun modo le libertà individuali dei suoi cittadini, negando loro la possibilità di scegliere se una gravidanza è desiderata o meno, se sussistano o meno quelle condizioni economiche e sociali per mettere al mondo un bambino.

Abortire deve perciò rimanere un diritto delle donne e delle coppie italiane ed europee, padrone del proprio destino. Se semplicemente questa scelta potesse essere quanto meno traumatica e dolorosa possibile (leggi RU486), sarebbe meglio per tutti. Non fosse altro per adeguarsi a quel biblico “partorirai con dolore”, che è stato abbondantemente sorpassato dalla scienza.

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