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Ieri il discorso di Pisanu alla Camera

Combattere il terrorismo si può

E' un fenomeno storico di passaggio per molte società. A cui non si può cedere

di Antonio Gesualdi - 13 luglio 2005

Mica si può dire che è inevitabile. Dobbiamo prevenire, agire, combattere. Il Presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini ha detto: ''Il terrorismo e' una pagina a cui purtroppo bisogna abituarsi''. Forse è andato oltre: non ci abitueremo mai. Ma se il Presidente intendeva dire che questi attacchi barbari ai cittadini occidentali sono difficili da combattere siamo d'accordo. Per quanto strette possano diventare le nostre maglie una bomba, un kamikaze ci può sempre passare. Per quanto cittadini abituati alla libertà, alla democrazia acconsentiranno intercettazioni telefoniche, di mail, controlli e telecamere un assassino vile e mimetizzato può sempre ammazzarvi. (Succede in piccolo anche con il cosiddetto Unabomber da, ormai, 13 anni. Personalmente sono convinto che non si tratti di una sola persona.)

Dunque dobbiamo essere decisi e uniti nel combattere questo terrorismo e sia noi italiani, che i tedeschi, gli stessi inglesi e gli spagnoli sappiamo come si fa. Ma sappiamo anche che il terrorismo è una violenza originata da un passaggio di mentalità; paradossalmente da una crescita. La violenza terroristica ha una delle sue cause fondanti nelle evoluzioni generazionali delle culture: uomini che sostituiscono modelli di riferimento. In Italia il terrorismo nasce con l'acculturazione alta; nasce nelle università. E negli anni settanta eravamo ancora un paese non del tutto alfabetizzato e pieno di contraddizioni.

Nel Medio Oriente, oggi, ci sono dati strutturali che rivelano chiaramente un'evoluzione di mentalità: contenimento delle nascite, abbassamento della mortalità infantile, alfabetizzazione, riduzione drastica del numero di componenti per famiglia. Dunque siamo di fronte a processi irreversibili e decennali. E' un po’ come se certe società fossero giunte alla loro adolescenza e uscite, definitivamente, dall'infanzia. Come per una singola persona, diventare adulta comporta passaggi anche dolorosi, così potrebbe valere per le aree del mondo. Grandi passaggi evolutivi e quindi grandi turbolenze.

Se questo è, inutile negarlo, possiamo farci ben poco. Certo dobbiamo difenderci dalla follia. Certo non dobbiamo stare a guardare. Ma contro il terrorismo, di qualsiasi matrice si tratti, poco si può se non affrontare la questione culturale e di mentalità. E' la mentalità che crea l'humus nel quale il terrorista viene prodotto e agisce. E' su quella che occorre agire. Sarà lunga!

E per venire a noi, inutile negarselo, dopo la Spagna, la Gran Bretagna... prima o poi toccherà all'Italia. Non facciamo finta di niente. Non nascondiamo la testa sotto la sabbia. Sappiamo che è altamente possibile e dunque prepariamoci. Ma prepariamoci soprattutto a reagire: a organizzare i soccorsi, a controllare le informazioni finché è necessario, a non farci travolgere dal panico. Investiamo risorse per limitare i danni e non sprechiamole per tentare di controllare tutto e tutti perché finiremmo per ledere i principi sui quali abbiamo fondato le nostre democrazie. Derogheremo, se necessario, alle nostre leggi fondamentali per vincere la barbarie. Ma non derogheremo per sempre e incondizionatamente.

“Sarebbe un errore enorme pensare di fronteggiare questi drammi riducendo gli spazi di democrazia e le libertà degli individui”. Lo ha detto anche Bertinotti.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario