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Non prendiamo in giro. Servono interventi

Cogliamo l’occasione del cambiamento

La crisi finanziaria è già crisi reale. Superiamo i limiti dell’arretratezza strutturale

di Davide Giacalone - 05 novembre 2008

La crisi economica sta diventando l’occasione di una gran marmellata comunicativa. Sono settimane che i giornali e le televisioni strillano al disastro, qualcuno passa ed invita all’ottimismo, ma nella realtà non cambia molto: i soldi in tasca sono quelli di prima (mai troppi), non è detto che si trovi posto al ristorante e lo Stato fruga nelle tasche per salvare Alitalia. Le contraddizioni generano disorientamento, al punto che Vittorio Feltri ha ben descritto il proprio sgomento quando s’è trovato con i risparmi grattugiati. La crisi non gli era ignota, ma che c’entravano i talleri suoi, posto che non fa il biscazziere o lo speculatore?

Ora s’annuncia la recessione, ma chi sta male oggi lo stava anche ieri, e chi ieri veleggiava continua a farlo. Cos’è, allora, questa crisi? Per prima cosa dobbiamo piantarla di prenderci in giro: il tifone finanziario ci colpisce, come tutti, ma noi stavamo male prima, perché sono anni che l’Italia cresce meno degli altri Paesi europei, a causa d’arretratezze tutte interne, di colpe tutte nostre, e di un debito pubblico mostruoso il cui peso, adesso, sarà insopportabile. Se ce la prendiamo con gli dei, o con i furfanti del derivato, capiamo poco e niente.

La crisi è già arrivata, ha già colpito le banche ed il governo è intervenuto una volta, per garantire i depositi, ed interverrà una seconda, per garantire gli assetti proprietari. Dalle banche si trasferisce al sistema produttivo, perché le prime hanno suggerito ai clienti di non chiedere i soldi indietro, dicendo che non c’è pericolo, ma poi non danno soldi al mercato e chiedono il rientro delle esposizioni, cioè si comportano come non vogliono si comportino i correntisti. I soldi di Feltri, i miei e quelli di tutti dimagriscono, ma guai a toccarli. Con meno soldi, con meno fluido vitale, le aziende rallentano o saltano, anche perché i venti di crisi deprimono i consumi. Ed ecco che la crisi finanziaria diventa crisi reale, diminuzione di ricchezza.

Ricordate, però, che anche nel 2009 il mondo crescerà più del 3%, che gran parte dei nostri vicini crescerà, poco ma crescerà, e noi affondiamo perché impantanati in una sabbia mobile fatta di rigidità interne e debito. Potrebbe essere un’ottima occasione di cambiamento, a patto di non prenderci in giro e non raccontarci balle.

Pubblicato su Libero di mercoledì

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario