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E da Bologna all’Europa il passo è breve

Cofferati: di destra o di sinistra?

Il problema legalità non può ridursi a logica di schieramento. Ma il “cinese” è a sinistra

di Davide Giacalone - 03 novembre 2005

So bene che termini come “destra” e “sinistra” sono sempre più privi di significato reale, ma, per quel che valgono e per quel che evocano, ciò che si agita a Bologna pone il problema se la condotta adottata dal sindaco, Sergio Cofferati, sia di sinistra, o meno. Il problema si pone perché una parte consistente e determinante della sinistra si oppone alle scelte del sindaco, facente parte dello stesso schieramento e della stessa giunta. Intanto vediamo se la condotta del primo cittadino è giusta o sbagliata, ed io credo che sia giusta (e, del resto, lo avevo scritto anche all’inizio di questa storia).

Il rispetto della legalità è un giusto principio. Ma l’invocazione di legge ed ordine non era forse una bandiera della destra? E come la mettiamo con la solidarietà sociale, bandiera di una parte del mondo cattolico? La mettiamo come segue: il disagio sociale, l’insediamento dell’immigrazione, il fiorire della piccola delinquenza e le prepotenze delle bande sono fenomeni che albergano prevalentemente nei quartieri popolari e nelle periferie, pertanto non è certo di sinistra (sempre per quel che vale) lasciare che ciascuno si tenga i propri problemi: i più ricchi quelli delle deiezioni (cacate) canine, i più poveri i villaggi abusivi dei nomadi. Di più, si deve stare attenti a che l’abbandono di ciascuno al proprio destino, il non intervento pubblico per garantire il rispetto della legalità, finiscano con l’essere l’incubatore di razzismo, xenofobia e reazioni tanto spontanee quanto esecrabili.

In quanto alla solidarietà verso gli emarginati, questa consiste, secondo me, nell’aiutarli a non essere più tali. Una politica attenta ai loro problemi ne favorirà l’inserimento nella normalità e non ne garantirà, invece, la sopravvivenza nella diversità. Faccio un esempio concreto: i bambini dei nomadi, o degli zingari, chiamateli come vi pare, devono andare a scuola, a loro deve essere offerta la possibilità di una vita diversa e meno precaria. Non m’interessa un bel niente se qualche loro parente ritiene superiore la vita libera da case, scuole, obblighi e pasti caldi, preferendo l’accattonaggio quando non il borseggio, non m’interessa, e dico: fin che siete sul suolo italiano quei bambini vanno a scuola, se non ce li mandate saremo noi a mandare voi in galera. Ecco, questa credo sia una buona solidarietà, non parendomi tale quella che aiuta gli emarginati a restare tali.

Problemi come questi non appartengono solo all’orto chiuso di casa nostra, ma riguardano tutta l’Europa. Basta guardare quel che sta succedendo in Francia. Ed è certo significativo che a proclamare l’esigenza di una linea dura sia Nicolas Sarkozy, fino a qualche tempo fa, in ragione della sua politica favorevole alle convivenze religiose, ammirato da una parte della nostra sinistra, ed a promuovere la linea morbida e dialogante sia Dominique de Villepin, l’uomo più vicino a Chirac, e non certo amato dalla sinistra francese. Questo capita, ed è bene che capiti, quando la politica smette di essere gargarismo degli schieramenti e si mette a lavorare sui problemi concreti.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario