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Uno scritto per Formiche, la rivista di Follini

Cisnetto: "Cambiamo la legge elettorale"

Il presidente di Società Aperta: "E' necessario l'accordo tra maggioranza e opposizione"

di Enrico Cisnetto - 03 ottobre 2006

Sì, ci vuole una nuova legge elettorale. Al più presto, e con una modalità che superi la contrapposizione tra maggioranza e opposizione. Quando, verso la fine della scorsa legislatura, si sono create le condizioni per togliere di mezzo quell’autentico obbrobrio che è stato il cosiddetto Mattarellum, abbiamo sperato che la modifica dei meccanismi di voto avrebbe finalmente dischiuso le porte ad una nuova stagione politica. Se oggi il bipolarismo all’italiana è ancora lì, con Prodi al governo e Berlusconi capo dell’opposizione, con i confini del centro-destra e del centro-sinistra rimasti inalterati, questo significa che la nuova legge ha fallito il suo obiettivo. Anzi, ha pure determinato un grave danno, perchè avendo voluto chiamare proporzionale un sistema maggioritario – visto che assegna un premio di maggioranza – con però una distribuzione proporzionale dei seggi, e per di più all’interno delle coalizioni, si è finito con lo svilire ulteriormente il già vilipeso metodo proporzionale. E questo in una fase storica in cui l’ossessione da maggioritario aveva finalmente cominciato a scemare. E sì, diciamocelo con franchezza: la normativa con cui siamo andati al voto lo scorso aprile ha deluso le aspettative e ce ne dobbiamo al più presto liberare. Per chi – come Società Aperta – considera la legge elettorale un mezzo e non un fine, essa doveva rappresentare la premessa indispensabile per chiudere definitivamente l’esperienza ingloriosa della Seconda Repubblica, che ha tradito tutte le aspettative di cambiamento create nel 1992-1994. E per farlo, avrebbe dovuto mettere fine al nostro fallimentare sistema bipolare. La qual cosa poteva realizzarsi soltanto in due modi: o adottando un sano proporzionale, con sbarramento al 5% e sfiducia costruttiva, tipico dell’esperienza tedesca; o dando vita ad un compiuto maggioritario a doppio turno, alla francese. Invece si è scelto un ibrido che non ha messo per nulla in discussione il “bipolarismo bastardo” fin qui realizzato. Inoltre, il “proporzionellum” certifica la frantumazione partitica prodottasi in questi anni, consolida lo scandalo dell’accentramento nelle mani delle oligarchie della scelta dei parlamentari, mixa inopportunamente sbarramento e premio di maggioranza, accentua con l’indicazione del premier l’opzione presidenziale del sistema senza dargliene interamente le caratteristiche, spinge la connotazione plebiscitaria consentendo la presentazione dello stesso candidato in tutte le circoscrizioni. Ma c’è qualcos’altro che ci preoccupa. Società Aperta ha più volte denunciato che dicendo “eleggete Tizio capo del governo” si prendevano in giro gli italiani, perché nessuno ha mai eletto il capo del governo nè la nostra Cotituzione prevede un sistema di tipo presidenziale, neppure blando. Tanto è vero che nella prima legislatura della Seconda Repubblica non solo cambiò il presidente, ma anche la coalizione, e la stessa cosa successe con la vittoria del centro-sinistra nel 1996. Tutto ciò è stato possibile perché si combinavano due elementi: il mandato parlamentare senza vincoli, previsto dalla Costituzione, e l’assenza di un premio di maggioranza. In questa legislatura i parlamentari sono sempre senza vincolo, ma risultano eletti anche grazie al vincolo della coalizione vincente, e relativo premio. Potranno, durante la legislatura, votare una coalizione diversa da quella che li ha eletti? Secondo la Costituzione la risposta è sì, secondo la logica e lo spirito della legge elettorale, la risposta è no. Con il risultato che, non avendo vinto le elezioni una coalizione omogenea – ma neppure la perdente lo era –avremo un vincolo in più nella gestione delle crisi politiche, che certo non tarderanno. Se poi a tutto questo si aggiunge che – come nel caso delle riforme costituzionali – si è voluto cambiare una regola del gioco fondamentale senza il coinvolgimento dell’opposizione, il quadro delle necessità e opportunità che ci inducono a volere il superamento del “falso proporzionale” è completo. Già, ma che fare? Società Aperta ritiene che la questione non possa essere disgiunta da quella della riforma della Costituzione, violentata prima dalla modifica del titolo V e poi con il tentato stupro della devolution, per fortuna respinto dagli italiani in sede di referendum. Anche perchè non solo c’è bisogno di cambiare la legge elettorale, ma anche di armonizzare a quella nuova le regole di voto per le diverse amministrative e di rendere meno facile il loro continuo stravolgimento. Insomma, la nuova legge elettorale andrà almeno parzialmente costituzionalizzata, e questo obiettivo è perseguibile solo nell’ambito di un’Assemblea Costituente, luogo dove per definizione l’attuale contrapposizione maggioranza-opposizione sarebbe superato. Detto questo, rimane il problema di quale legge elettorale proporre. Società Aperta, pur confermando la sua tesi di sempre che tanto il sistema tedesco quanto quello francese sarebbero in grado di far nascere un sistema politico più moderno, ha maturato la convinzione che la scelta debba ricadere sul “doppio turno”. E questo per tre motivi fondamentali. Primo: avrebbe più probabilità, rispetto al proporzionale alla tedesca, di essere votato dall’attuale classe politica. Secondo: avrebbe maggiori consensi nell’opinione pubblica. Terzo: sarebbe meno soggetto a trasformazioni “all’italiana”, visto che nell’altro caso difficilmente si riuscirebbe a far passare lo sbarramento al 5%, e un tetto più basso non avrebbe quell’effetto di selettività e di “taglio delle ali” che invece è indispensabile. Per questo molti di noi, a cominciare da chi scrive, hanno rinunciato – obtorto collo, s’intende – a perseguire il modello tedesco, e si sono convinti che occorra predisporre una proposta di legge di maggioritario a doppio turno. Rimane il problema del come condurre una battaglia che, incrociando il tema della nuova legge elettorale con quella della Costituente, diventa doppia. Non c’è dubbio che nell’uno come nell’altro caso occorre presentare in Parlamento delle specifiche proposte di legge: una che convochi le elezioni per formare l’Assemblea Costituente, l’altra per proporre una legge elettorale che, nel caso la suprema assemblea fosse convocata, vada poi ad essere recepita nella nuova Costituzione. A questo punto, a ognuno il suo: chi sta in Parlamento si attivi per presentare le proposte di legge, chi – come Socieà Aperta e Formiche – lavora a livello di società civile e opinione pubblica, s’impegni in un’opera di sostegno e di formazione di coscienza politica. Su questo secondo fronte, gli strumenti pratici possono essere due, sia per la Costituente sia per la normativa di voto: o la raccolta di firme, sotto forma di petizione, a sostegno di proposte presentate in Parlamento, o il lancio di leggi di iniziativa popolare. Dunque, si scelgano i contenuti e gli strumenti, e si faccia un appello a tutti i riformisti per dar vita ad un movimento, nella politica e nella società, che realizzi le condizioni per riscrivere le regole del gioco della nostra democrazia. Passaggio indispensabile per mettere in atto tutte quelle politiche – economiche, sociali, culturali – necessarie a modernizzare il Paese e farlo uscire dal declino in cui si è infilato ormai da quasi un ventennio. Società Aperta è pronta. Formiche? (www.societa-aperta.org)

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chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario