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D'Alema alle prese con l'Iran

Cinismo e politica estera

Gli interessi portano all'immobilismo. E a soccombere al prepotente

di Davide Giacalone - 11 ottobre 2007

Il nostro ministro degli esteri sostiene che: a. le sanzioni all’Iran sono contro gli interessi italiani, e se gli altri alzano la voce non per questo noi si deve pagare; b. aveva ragione Fassino a proporre la trattativa con i talebani, perché è con il nemico che si negozia. Tesi interessanti e rivelatrici, specie del modo in cui un leader della sinistra può trasformarsi in un burocrate di cancelleria, seguace di quella convenienza che, un tempo, lo avrebbe scandalizzato.

E’ vero: l’Italia e la Germania sono le nazioni più esposte nei commerci con l’Iran, nel nostro caso questo vuol dire molto anche in tema di petrolio. Gli interessi sono parte rilevantissima della politica estera (solo il D’Alema comunista avrebbe sostenuto che l’internazionalismo viene prima degli interessi nazionali), ma in quelli è compresa anche la necessità di non ritrovarsi fra i fornitori dei fondamentalisti dotati di bomba atomica. Essendo indiscutibilmente saggio bloccare l’Iran, il compito del governo non è quello di trattenere gli alleati pippando, nel frattempo, più petrolio e vendendo più roba possibile, ma di porre il problema delle compensazioni: noi ci rimettiamo di più, aiutateci a coprire il deficit energetico. Fra alleati s’usa.

E’ vero anche che si negozia con i nemici, giacché con gli amici ci s’accorda direttamente, ma a patto che sia chiara la posta in gioco. Se si tratta del dominio di un territorio, secondo una dottrina che il D’Alema di ieri avrebbe definito “imperialista”, tratto anche con il diavolo, purché tolga le sue manacce da quello che ritengo spettarmi. Ma se si tratta di diritti umani, di democrazia, di libertà dal fanatismo religioso, che tratto a fare con i talebani? Magari, ottengo la mia sicurezza nazionale e consegno loro donne da sopraffare, bambini da educare a far le bombe ed oppositori da sgozzare? Ci sono gli interessi, nella politica estera, ma anche gli ideali. O, almeno, le idee. La sinistra italiana ci ha regalato un prodotto che si vanta di realismo, ma abbonda in cinismo e rassegnazione. Quella francese ha dato Kouchner, che non rinnega e dimentica quel che fu. Gli interessi, senza la voglia di promozione dei diritti, portano all’immobilismo ed alla soccombenza, o alle cannoniere. E’ utile leggere qualche pagina sulla conferenza di Monaco.

www.davidegiacalone.it

Pubblicato da Libero di giovedì 11 ottobre

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