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E’ inutile, costosa e distorcente

Chiudere la Corte dei Conti

Forte con i deboli, debole con i forti, compartecipa alle decisioni sulla spesa pubblica

di Davide Giacalone - 30 ottobre 2007

La Corte dei Conti va chiusa. E’ inutile, costosa e distorcente. Lo sostengo ed argomento da tempo, anche qui, ed ora leggo la bella inchiesta di Paolo Baroni, su La Stampa, che conferma la prognosi: chiudere. Lì ci si sofferma sulla diagnosi: a. sono i magistrati più pagati; b. spesso hanno doppi incarichi; c. la spesa per il mantenimento della corte cresce senza sosta, alla faccia del fatto che poi dicono che andrebbe limitata la spesa pubblica; d. dicono che cresce (più 20%), la spesa, per recuperare lo svantaggio accumulato, ma si da il caso che sono quelli ad avere preso gli aumenti più consistenti; e. ciliegina sulla torta: oltre alle ferie da bambini dell’asilo, adesso chiudono anche il sabato, per non affaticarsi.

Ma se anche fossero lavoratori indefessi e parsimoniosi, se anche impiegassero mesi e non decenni per fare un processo, rimarrebbe l’intollerrabilità del loro essere un animale misto: da una parte compartecipano delle decisioni relative alla spesa pubblica, prendendo attivamente parte alla vita del governo, ricevendone incarichi, dall’altra sermoneggiano su quei costumi e addirittura li giudicano in sede giurisdizionale. Noi stessi citiamo i dati e le considerazioni delle loro relazioni annuali, perché ci sono cose interessanti e giuste, ma è inutile la sede in cui vengono pronunciate. Insomma: o la Corte è un organo di controllo e consulenza o un organo che giudica. Tutte e due le cose non si può fare.
Scrivere queste cose sembra inutile, perché gli unici che ti rispondo, e ti rimproverano, sono i diretti interessati, la corporazione. Fanno gli offesi, ti annunciano lezioni che poi non arrivano, neanche si rendono conto che l’intero procedimento di cui sono protagonisti è incostituzionale, relegando l’imputato al silenzio ed all’anonimato, costringendolo ad esprimersi solo attraverso l’altra corporazione, quella degli avvocati amministrativisti. Non c’è diritto di parola, acciocché possano giudicare senza conoscere. Allora tremino, gli autisti che rompono una vetrina guidando l’autobus, sappiano che il danno erariale sarà severamente chiesto loro, nel mentre al ministero dei trasporti, chi lo giudica, sarà chiamato in una commissione di collaudo, spesso ignorando tutto salvo l’entità del compenso. Forti con i deboli e complici dei forti.

www.davidegiacalone.it

Pubblicato da Libero di martedì 30 ottobre 2007

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario