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Funziona il sistema dell’informazione italiano?

Chi vuole cambiare ci segua

Il convegno della CISL offre nuovi spunti di riflessione

di Marco Scotti - 23 novembre 2009

L’informazione è libera e plurale? Forse. Quello che invece non sta proprio bene a Raffaele Bonanni, segretario generale della CISL, è il sindacato dei giornalisti, quel famoso FNSI che va necessariamente rivisto e, possibilmente, cambiato. Le bordate contro una delle sigle sindacali attualmente più potenti nel nostro Paese sono partite durante il convegno “Diritto e qualità dell’informazione, ruolo autonomo e libero dei giornalisti, partecipazione dei cittadini”, che si è svolto a Roma. Presenti sul palco, oltre a Bonanni, il ministro Claudio Scajola, Giuseppe Fioroni, Enrico Cisnetto, Lucia Annunziata, Maurizio Belpietro, Antonio Padellaro, Giancarlo Vigorelli e Lorenzo Del Boca. Perché attaccare l’FNSI? Perché, così com’è, il sindacato della stampa offre tutele di facciata (si veda, ad esempio, la manifestazione in favore della libertà di stampa tenutasi a Roma il 3 ottobre scorso), perdendo di vista però i diritti fondamentali dei lavoratori nel settore dell’informazione. Oggi un giovane che esce dalla scuola di giornalismo, ammesso e non concesso che riesca ad entrare in una testata, percepisce uno stipendio che varia da un’amichevole pacca su una spalla fino a 800 euro lordi al mese, passando per il “cottimo” degli articoli pagati tra i 2 e i 12 euro (ovviamente lordi). Una miseria, se si pensa ai sacrifici, anche economici, affrontati da chi ha deciso di intraprendere una delle professioni ancor’oggi più appetite. Nei prossimi mesi, oltretutto, in seguito alla crisi dell’editoria che sta colpendo la carta stampata – se si escludono “Libero”, “Il Giornale” e “Il fatto quotidiano”, uniche tre testate capaci di aumentare il bacino di lettori – sono previsti circa 1400 esuberi tra i giornalisti. Un vero cataclisma che sta per abbattersi sulla categoria. La denuncia di Bonanni può essere riassunta in una frase: invece che pensare alla politica, l’FNSI farebbe meglio a preoccuparsi per i suoi iscritti che stanno per restare a spasso. Intervistato dalla nostra redazione, il segretario della CISL ha però voluto precisare che non intende escludere nessuno dalla sua idea di “restaurazione” del sindacato della stampa: “Chiunque abbia voglia di cambiare e di tutelare per davvero i lavoratori è ben accetto. Certo, creare una struttura alternativa all’FNSI implica una precisa volontà di modificare lo stato attuale delle cose. Ma non abbiamo preclusioni verso nessuno. Se la UIL o la stessa CGIL, avranno voglia di seguirci in questa impresa, siamo pronti ad accoglierle. L’importante è mantenere sempre alta l’attenzione verso quelle persone che davvero stanno patendo gli effetti di questa crisi dell’editoria”. Posizioni di apertura che sono però state rimandate al mittente dal leader della CGIL, Guglielmo Epifani, che ha commentato come segue: “Il sindacato confederale ha sempre sostenuto la FNSI e credo debba continuare così come ha sempre fatto nelle buone e nelle alterne sorti, perché la FNSI è un sindacato pluralista”. Per questo “non capsico e non condivido l’iniziativa della CISL; non va dimenticato, infatti, che tutte le sigle confederali sono nel consiglio generale del FNSI”. Il sindacato della stampa non è stato l’unico obiettivo di Bonanni: la logica di spartizione partitica che attanaglia sempre più la RAI, infatti, va definitivamente interrotta, consegnando maggiore potere a chi lavoro nella tv di stato ed, eventualmente, anche al pubblico, dal momento che “paga il canone e ha diritto di scegliere”.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario