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La sinistra e l’alleato americano

Chi stringe la mano di Bush

I ministri invitati a non manifestare contro il proprio governo. Ipocrisia e protocollo

di Davide Giacalone - 04 giugno 2007

I ministri sono stati invitati a non manifestare contro il proprio governo, restando noi un Paese alleato degli Stati Uniti. Che accettino o meno il suggerimento, cambia poco, perché la partita di politica estera passa abbondantemente sopra le loro teste e nel prossimo futuro prepara tutto ciò che la sinistra ideologica ed antiamericana detesta. Bertinotti ingrisagliato può pure, democristianamente, sostenere che la sua mano stringerà quella di Bush solo per dovere istituzionale, ma il dunque arriva dopo.

In altre parti d’Europa ci saranno manifestazioni contro Bush, ma saranno anche contro i propri governi nazionali. Ovviamente. La sinistra laburista inglese continua a coltivare il “rapporto speciale” con gli americani. La grande coalizione tedesca non ha antagonismi da far valere e la Francia di Sarkozy è dichiaratamente filo atlantica. Da noi c’è uno spiazzato avanzo del passato, che, appunto, siede al governo e marcia in piazza contro se stesso. A quell’umanità sbandata sarà bene ricordare l’ineludibile agenda dei prossimi mesi. Primo: resteremo in Afghanistan, mandando sempre più rinforzi, nel quadro di una missione alleata con gli Usa. Secondo: gli americani chiedono agli europei di avere un ruolo importante nel futuro immediato di Cuba, favorendo la fine della dittatura e, quindi, osteggiando Raul Castro. E’ nel nostro interesse ed in quello dei cubani. Qualcuno lo spieghi agli stempiati sventolatori del Che. Terzo: c’è corso un brivido lungo la schiena quand’è sembrato che l’Italia fosse fuori dallo scudo antimissile statunitense, adesso che siamo stati rassicurati e coperti dovremo dare il nostro consenso alle più dure sanzioni verso l’Iran. Qualcuno lo dica a Prodi e D’Alema, che di recente rassicuravano la dittatura teocratica sulla legittimità delle proprie aspirazioni regionali. C’è dell’altro, dal processo Onu contro la Siria, con il crescere della tensione in Libano, all’allontanarsi della soluzione per la Palestina. Ma già quei primi tre temi bastano e avanzano per spaccare il governo fra chi vive in questo mondo e chi viene dall’altro.

La settimana prossima Bush sarà a Roma, e l’ipocrisia aiuterà a risolvere il problemi protocollari. Se non si risolveranno, ed è difficile, anche quelli di sostanza, il governo italiano sarà senza politica estera.

Davide Giacalone

Pubblicato da Libero

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