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La Tav è un'opera buona

Chi comanda in Italia?

Le idee di pochi frenano lo sviluppo di un intero Paese

di Marco Scotti - 04 luglio 2011

Ora la misura è davvero colma. Non è più possibile che le idee di pochi, di sparute minoranze, abbiano la meglio su infrastrutture nazionali ed internazionali che in Italia non partono ormai da una vita. A che cosa mi riferisco? Alla TAV, ovviamente, ultimo esempio di un modo tutto italiano di intendere la democrazia, secondo il principio che “la tua libertà finisce dove inizia la mia”. E allora avanti, impediamo di costruire una linea che ci colleghi in modo adeguato con la Francia e, più in generale, con l’Europa. Facciamo in modo che le autostrade rimangono sempre congestionate per il trasporto merci su gomma. Mettiamo a ferro e fuoco un’intera regione perché a poche persone non va assolutamente che un treno, super veloce, passi vicino alle loro case. Impediamo che si vengano a creare nuovi posti di lavoro e nuove possibilità di guadagno per la nostra imprenditoria.

Costringiamo, ancora una volta, i Governi di qualsiasi colore, a rinunciare ai contributi europei perché, dopo vent’anni, ancora non si è iniziato a costruire nemmeno un mattone per la linea ferroviaria. Travaglio, tanto per non fare nomi, afferma che i cantieri della TAV sono già in mano alla criminalità organizzata: meglio fermarli quindi, piuttosto che cercare di ripulirli. L’espressione buttare il bambino con l’acqua sporca si attaglia perfettamente alla situazione.

E le altre argomentazioni di coloro che sono contrari? Al solito, al di là delle tante chiacchiere con cui ci si riempie la bocca, sono il confuso riassunto della loro insipienza. Sostengono che si andrà ad aumentare l’inquinamento, quando è ovvio che un treno ha emissioni inferiori ad un autocarro, non foss’altro perché è alimentato a energia elettrica e non più a carbone.

Pochi facinorosi stabiliscono che a loro quell’opera proprio non va giù e che succede? Immediatamente tutto si ferma. Avviene sempre più spesso ormai, anche perché chi protesta ha capito il giochino e si è impegnato per renderlo un modello replicabile. Non ci piace la discarica di Chiaiano? Tutti in piazza a protestare, a urlare, a menare le mani. E chi se ne frega se poi Napoli è sommersa dalla “munnezza”. Quante volte si è sentito che un’opera che era in cantiere è stata rinviata o addirittura annullata per non scontentare gli abitanti della zona? L’Italia è il paese in cui sono tutti dottori, o tutti ingegneri, un po’ come tutti commissari tecnici quando ci sono i campionati di calcio. Ecco che allora ogni qualvolta si discuta di opere pubbliche, si troveranno decine di voci che mettono in guardia sul pericolo che si corre per la salute dei cittadini.

Oppure si afferma che quell’opera non può reggere, non può funzionare, sicuramente crollerà, in barba agli accertamenti di ingegneri e commissioni di controllo. Che è un po’ come se uno che ha paura di volare convincesse tutti i passeggeri a scendere perché l’aereo non può reggere il decollo e in più l’aria pressurizzata fa male. Tanto per snocciolare qualche cifra, con i nostri 731 autocarri per km di autostrada, siamo secondi in Europa solo alla Gran Bretagna per volume di traffico su gomma, e l’88,3% del nostro trasporto merci viaggia su strada contro il 65,4% della Germania che ha saputo per prima iniziare un percorso virtuoso di riconversione del proprio traffico sviluppando in particolare il trasporto fluviale e ferroviario. Ancora, attualmente la tratta Torino-Lione attraverso il Frejus è impegnata per circa il 20% della sua portata massima in milioni di tonnellate (Mton) di merci (5-6 Mton contro le 27 che, a regime sarebbero trasportabili). Prima di costruire la TAV, sostengono alcuni, bisognerebbe aumentare fino al massimo il volume di traffico. Il che è verissimo, purché però non si dimentichino altre cifre: dai tre valichi adiacenti al Frejus – Sempione, Moncenisio e passaggio di Ventimiglia – transitano ogni anno su gomma 15 Mton di merci, cui si aggiungono le 45 che passano dal Frejus stesso. Se si vuole procedere a una doverosa riconversione del trasporto merci che vada a mano a mano a soppiantare quello su gomma, appare evidente che l’attuale linea Torino-Lione non basta a sopportare l’intero passaggio. Anche perché il prezzo del petrolio è destinato a salire o a rimanere quantomeno ai livelli attuali, provocando un esborso sempre maggiore per le aziende. E quindi? Quindi la soluzione migliore – visto che la TAV impiegherà almeno 15 anni prima di essere completata – è di non farsi trovare impreparati.

Immaginare, di conseguenza, di arrivare a saturare l’attuale linea Torino-Lione con un’altra ventina di Mton di merci, in modo da sgravare pian piano le nostre autostrade dal traffico di autocarri e liberare, al tempo stesso, le nostre aziende dalla schiavitù del petrolio. Poi, quando la TAV sarà completata, dirottare le restanti Mton di merci sulla nuova linea. Ma questo può essere fatto a due condizioni: che il Governo si impegni a trovare una normativa in materia di trasporto merci che incentivi le soluzioni alternative alla gomma con sgravi fiscali e agevolazioni per chi abbandona autocarri e autostrade. E che, soprattutto, i cosiddetti “anti” alla Beppe Grillo non ricevano più attenzione di quanta ne meritano. Ne hanno già avuta anche troppa.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario