ultimora
Public Policy
  • Home » 
  • Archivio » 
  • Chi è di destra o sinistra e perché?

Conseguenze tecniche del bipolarismo

Chi è di destra o sinistra e perché?

I dissensi nel governo continuano dalla politica estera a quella interna

di Elio Di Caprio - 24 luglio 2006

Sarà pure “sexy” fronteggiare i problemi del Paese con una maggioranza risicata e sempre più traballante – lo ha detto recentemente Prodi con sardonica leggerezza – ma poi i nodi vengono inesorabilmente al pettine, come lo stesso Prodi ha sperimentato sulla sua pelle quando fu scalzato da D"Alema nel 1998.
Il bipolarismo, questo bipolarismo ha sì dato agibilità politica a forze tenute per troppo tempo ai margini del governo – basti pensare ad un D"Alema ex PCI ora ministro degli esteri succeduto nella stessa carica a Fini ex MSI – ma poi nella grande ammucchiata prodotta dal sistema bipolare sono andate perse le coordinate di fondo che distinguevano a grandi linee le forze politiche, senza che ne venissero fuori nuove sintesi credibili e coese.
Chi è oggi di destra o di sinistra e perchè? I mass media si sforzano a rappresentare un"Italia divisa secondo un crinale preciso, tra destra e sinistra, ma poi dalle risposte degli interrogati ai vari sondaggi non si desume mai una linea di demarcazione netta e convinta.
E" questo un segnale di crisi e di disagio da non sottvalutare. Bisogna ammettere che qualcosa non ha funzionato come previsto nel quadro bipolare che ci siamo dati da più di un decennio se le posizioni estremiste, uscite dalla porta, rientrano poi dalla finestra e rifiutano di farsi “addomesticare” . Tanto è vero che nel Governo Prodi un grande spazio è legittimamente riservato, in base ai suffragi elettorali, sia a Rifondazione Comunista (terzo partito della coalizione) che ai Comunisti Italiani.
Il vecchio afflato della sinistra che si pensa “rivoluzionaria” non viene rinnegato, anzi è riproposto nella nuove cornice bipolare che costringe allo stare assieme, con le parole d"ordine di sempre, dalla lotta di classe sempre viva, all"antimilitarismo ideologico, al pacifismo antiamericano.
Ma siamo veramente sicuri che chi ha votato per la sinistra estrema - compresi i rappresentanti no global - volesse questa rentrèe ideologica come se dal "68 non ci separassero già circa 40 anni?
Non vorremmo essere nei panni di Fausto Bertinotti, costretto a navigare a vista tra i vecchi pregiudizi ideologici e la necessaria tenuta del sistema di cui ha accettato di far parte.
Un analogo disagio non lo vivono certamente i “realisti” della classe dirigente dei DS, da D"Alema a Fassino, accusati dalla loro gente - talora non a torto - di inseguire il potere per il potere e disponibili perciò ad ogni sorta di compromesso, fino all" ”inciucio”, considerato un sottoprodotto dell"odiato berlusconismo.
Chi è più comunista nell"Italia del 2006, Bertinotti o D"Alema? Interessa ciò ancora a qualcuno? O chi è più cattolico tra Sergio Marini e Romano Prodi?
La cosiddetta Prima Repubblica è finita, ma fuori la porta sono rimasti tanti orfani, a destra come a sinistra.
Il mondo della destra, di natura più pragmatico, ha accettato di trasformarsi e di nascondersi sotto il grande mantello berlusconiano, pur di uscire dall"ombra. Ma poi, privo di ancoraggi precisi, non ha trovato di meglio che legare le sue fortune a quella del leader principale della coalizione. Ne sono derivati malumori e mal di pancia che ancora persistono ed annunciano nuovi percorsi e vie d"uscita non più rinviabili.
Analogo e diverso è lo stato d"animo del mondo della sinistra per il quale il tramonto (apparente o reale) delle ideologie ha segnato una via di non ritorno difficilmente assimilabile e gestibile, nonostante gli sforzi di aggiornamento di una nomenklatura sempre identica che ha preteso, con poco successo, di cavalcare il nuovo corso. Per poi trovarsi a competere con un"estrema sinistra ideologica e refrattaria ad ogni cambiamento.
Di qui l"amara sensazione dell"intera sinistra - dagli ambientalisti ai pacifisti - che è un costo ancora troppo alto rimettere in discussione i vecchi miti in un mondo globalizzato che ha ben altri problemi da risolvere. La nostalgia e la conservazione questa volta si trovano più a sinistra che a destra!..
Ci portiamo dietro tutto questo, siamo ancora intrappolati nella transizione, alle prese con problemi di retroguardia, mentre il mondo cammina e va avanti con o senza di noi.
Non è un caso che, nell"ultima riunione dei G8 a Pietroburgo del 16 luglio, abbiamo sottolineato il nostro miope dissenso - unici assieme ai tedeschi - dall"intenzione dei “grandi” della Terra, da Bush, a Putin, a Blair, di sviluppare ulteriormente il nucleare civile per fronteggiare la crisi energetica presente e futura.
Anche in un settore così cruciale continuiamo a subire i condizionamenti della sinistra ambientalista, pur essendo i soli, tra Paesi sviluppati, a dipendere per l"85% del nostro fabbisogno da petrolio e gas importati. Proprio noi con una bilancia energetica così squilibrata abbiamo ora i titoli per bandire la scelta nucleare ed insegnare al resto del mondo come risolvere i problemi energetici per il futuro?

Social feed




documenti

Test

chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario