ultimora
Public Policy

Urge riformare la Costituzione

Che si fa?

Nel bosco della politica italiana i "pollicino" cercano l’uscita seguendo le mollichine

di Davide Giacalone - 27 settembre 2011

Incapaci di capire hanno preso a spettegolare. Nel bosco della politica italiana, avendo perso l’orientamento, i cogitabondi commentatori dei giornaloni sono rimasti come Pollicino: costretti a cercar l’uscita seguendo le mollichine. Quelle del fanciullo le mangiarono gli uccelli, ma lui si fece furbo. Quelle degli odierni dispersi consistono nelle chiacchiere, decisamente tonte. Ma lo sapete, ci chiedono esclamando, che i parlamentari del centro destra che incontri in privato non fanno che dirti quanto Berlusconi sia finito? Rilassatevi, o pensosi: sì, non solo lo sappiamo, ma anche lo scriviamo.

Non è colpa nostra se voi non leggete. Non essendoci arruolati nelle tifoserie, però, qui sappiamo anche un’altra cosa: parlamentari e dirigenti della sinistra ci ripetono che il cielo scampi dal votare subito, perché si potrà scegliere fra due disastri: una nuova vittoria berlusconiana, o il prevalere numerico di uno sgangherato caravanserraglio arcobalenico, di una sinistra che l’oramai defunto partito democratico non è in grado di tenere insieme. Quindi, esimi portatori sani di coscienze immacolate, piantatela di ciacolare e curtigghiari (è il federalismo linguistico) rincattucciati al bar e provate a ragionare.

Il governo che c’è è quello che è. I compitini emergenziali li ha fatti, sul resto si procede a vista. Ma bendati. Questa settimana ci sarà l’ennesimo voto fra la vita e la morte, incentrato sulla figura di Francesco Saverio Romano, che l’opposizione vuole sfiduciare perché … perché è un cattivo ministro? ha idee sbagliate sull’agricoltura? ha idee? (non si sa mai). No, lo vogliono sfiduciare perché accusato di mafia. E ti pareva! Romano ha risposto: sono il leader di un partito della maggioranza, se cado io cade quella. Un grande pensatore, non c’è dubbio, ma da quando l’ha detto vado in giro domandando: qual è il partito di Romano? Mi guardano con aria smarrita. Ecco, così è messo il governo.

Allora facciamo un bel governo di salvezza nazionale, come propone la sinistra. Giusto, giustissimo. Ci si riunisce, ci si guarda nelle palle degli occhi e ci si rende conto dei rischi che si corrono, quindi si vara il governo bello e buono, che: alza l’età pensionabile, rende elastico il mercato del lavoro, tassa le rendite e i patrimoni, rende meritocratica la scuola, dismette la mano morta municipale e privatizza il privatizzabile. Evviva. E tutto questo lo facciamo mettendo assieme quelli che, da una parte e dall’altra, sono contro? Ma va là. Allora facciamo un’altra cosa: diamo il governo a uno bravo e gli diciamo di procedere. Un nome? Mario Monti. Ok, alla grande. Ma che poteri gli diamo? Lo facciamo colonnello, oppure questo evoca troppo la Grecia che fu? E che ne facciamo di Alesina & Giavazzi, che sono contro la patrimoniale che vuole Monti? Anche loro sono bravi. Nominiamoli tenenti, così se la vedono in caserma.

I Pollicino, a questo punto, non solo si sono persi, ma hanno anche paura. Tanta. Se resta il governo che c’è ci spolpano vivi, se instauriamo quello che non c’è, a parte che non c’è, ci giochiamo la democrazia. Che si fa? Si parla di cose serie e, se non è possibile, si vota. La sede ove risolvere i problemi grossi e urgenti non è Roma. Senza un governo solido manco c’invitano a discuterne. Se avessimo un governo in vita toccherebbe a noi promuove l’incontro.

Le elezioni non sono una soluzione, ma neanche lo è questo strazio. Ci sarebbe un enorme spazio politico, dato dalla popolarità dell’impopolarità, dall’usare il linguaggio delle verità e dare l’impressione che qualcuno stia governando, e non solo galleggiando. Se nessuno lo occupa, meglio le urne. Per non rendere inutile il voto si dovrebbe prima fare un censimento di quelli che non hanno gettato il cervello all’ammasso e si rendono conto che il principale problema italiano è la governance: non funziona più l’architettura costituzionale, concepita per un mondo totalmente diverso. Alzi il ditino, se ha coraggio,

se non sa parlare solo al bar, chi, a destra e sinistra, ha capito che si deve riformare la Costituzione, rafforzando rappresentanza e governo, che il tabù dell’intoccabilità non è solo idiota, è anche falso. Ecco, su quelli si potrà ricostruire un futuro politico. Gli altri lasciateli nel bosco, assieme ai commentatori che si meritano.

Pubblicato da Libero

Social feed




documenti

Test

chi siamo

Terza Repubblica è il quotidiano online fondato e diretto da Enrico Cisnetto nato nel 2005 dall'esperienza di Società Aperta con l'obiettivo di creare uno spazio di commento indipendente e fuori dal coro sul contesto politico-economico del paese.