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Dubbi e punti forti sulla nuova idea di Segni

Che senso avrebbe un altro referendum?

La proposta è buona, ma è la Costituente il vero strumento di ripresa per l’Italia

di Cesare Greco - 16 marzo 2006

Sul sito del Patto Segni (www.ilpatto.it) compare una lunga newsletter con cui si invita ad una mobilizzazione post-elezioni per lanciare un referendum che abroghi l’attuale legge elettorale, primo passo verso una successiva Assemblea Costituente.
I promotori sono quelli di sempre: oltre naturalmente all’onorevole Segni, vi sono Scognamiglio, Parisi, Barbera, Bordon, Occhetto, Di Pietro eccetera.
Si tratta evidentemente di un gruppone di personalità politiche, assolutamente rispettabili, che hanno avuto una loro stagione, che hanno avuto da questa stagione un"opportunità immensa, che sono stati in Parlamento e nei centri decisionali della Seconda repubblica. Solo che hanno finito per distribuirsi nei due schieramenti, divenendone componente organica incidendo poco o nulla sulle deprecate decisioni che, in maniera assolutamente trasversale, hanno ferito lo spirito e il corpo della nostra Carta Costituzionale. Eventi che o non hanno capito, o non sono riusciti a controllare. Oggi gli stessi nomi che dettero vita al referendum sulla preferenza unica e tentarono la fallimentare avventura di Alleanza Democratica ripropongono un nuovo referendum. Questa sarebbe secondo la newsletter la loro arma fine di mondo. Ammesso che riescano a raccogliere le firme e a fare un referendum, ammesso che si raggiunga il quorum necessario e che gli italiani, che dovranno anche affrontare il referendum confermativo sulla devolution, non dimostrino di averne piene le scatole di uno strumento così inflazionato e così poco efficace nelle conseguenze, ammesso tutto questo…..e poi?
Siamo già passati attraverso questo genere di cose e il risultato è stato quello che abbiamo vissuto. Al massimo si tornerebbe al vecchio, disgustoso maggioritario all’italiana. Non si sarebbe risolto il problema di fondo: ridare forza a quanti nei due schieramenti mantengono una consapevolezza istituzionale, liberandoli dal ricatto delle estreme e rinnovare la classe dirigente. Dopo 10 anni di leadership ingessate, è indispensabile uno sforzo che rinnovi nel metodo e nel merito la politica italiana.
In questi anni Società Aperta ha percorso, attraverso le sue iniziative, proprio questa strada, coinvolgendo quanti, da Rutelli a Follini, da Letta ad Alemanno a Bersani oltre Amato, Gentiloni e tanti altri tra i politici, così come tanti esponenti del mondo sindacale come Pezzotta, del mondo imprenditoriale, della finanza e della cultura, potessero contribuire a definire scenari diversi per un Paese che, certamente, non merita questo sgangherato e oltretutto dannoso bipolarismo. Bipolarismo frutto proprio delle distorsioni interpretative dei risultati referendari.
Ma non possiamo non accogliere con piacere la convergenza del Patto su quell’idea di Assemblea Costituente che da tempo propugniamo come unico e indispensabile strumento per riportare in un alveo di coerenza e regole condivise le istituzioni democratiche. A questo fine è necessaria una grande mobilitazione di forze politiche e sociali. L’11 aprile potrebbe iniziare una stagione di ingovernabilità o, nella migliore delle ipotesi, di ennesimo governo al minimo comune denominatore della coalizione vincente. La struttura economica e sociale italiana non può riuscire a sopportare un tredicesimo anno di inazione. Le forze che nel Paese sono consapevoli di questo rischio, e sono tante, importanti e forti, devono unirsi per dare vita ad una iniziativa che imponga al Parlamento che uscirà delle urne di porre ai primi posti della propria agenda la legge per l’elezione di un’Assemblea Costituente.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario