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Certezze

Inchieste giudiziarie, toto-nomine, pagamento dei debiti alle imprese: tre temi da affrontare

di Enrico Cisnetto - 18 febbraio 2013

La prima cosa che dovrà fare il governo che si formerà dopo le elezioni, quale che esso sia (e nella speranza che ci siano le condizioni perché si formi), sarà quella di ripristinare un minimo di certezza (politica e del diritto) dentro e intorno al nostro sistema imprenditoriale. Oggi è il caos, letteralmente.

L’elemento più destabilizzante sono le inchieste giudiziarie: Finmeccanica è vissuta quasi un anno guidata da un vertice screditato da avvisi di garanzia, pubblicazione di intercettazioni varie, pettegolezzi di vario genere. Il governo, che è il principale azionista, avrebbe dovuto decidere: difendere a spada tratta o cambiare (peraltro ce ne sarebbe stato motivo per ragioni di merito). Non ha fatto né l’una né l’altra cosa, lasciando che la credibilità dell’azienda si sgretolasse sui mercati internazionali, e le conseguenze (vedi caso India) sono lì a dimostrare, drammaticamente, quanto l’ignavia sia stata un peccato mortale. Lo stesso è avvenuto con la vicenda Saipem: il coinvolgimento di Scaroni, nonostante Eni avesse provveduto per tempo a cambiare il management della controllata, avrebbe richiesto un gesto di solidarietà che non è arrivato (da parte del governo-azionista), o quando c’è stato (Berlusconi) sarebbe stato meglio non ci fosse. Il capo del Pdl ha infatti detto che le tangenti a livello internazionale sono una prassi consolidata che va accettata se si vuole lavorare, mentre Scaroni ha detto chiaro e tondo che “è perfettamente possibile fare business ovunque nel mondo senza pagare tangenti” e che comunque l’Eni piuttosto rinuncia. Parole che è sperabile mettano fine allo stillicidio di supposizioni (si dimette, non si dimette), anche se avrebbero dovuto essere altri a pronunciarle.

Stesso discorso vale per le nomine. Ci sono alcuni posizioni apicali di estrema importanza che sono prossime alla scadenza del mandato, altre lo saranno presto. È possibile che sia detta una parola chiara e netta in tempi tali da evitare quel maledetto “toto-nomine” che blocca le aziende per mesi? Il caso più eclatante è quello di Cdp, divenuto asset strategico fondamentale del sistema-Italia (o meglio, di quel che ne resta) e dunque oggetto del desiderio di molti. Il duo Bassanini-Gorno Tempini ha fatto un lavoro eccellente e, a mio giudizio come a quello di molti, andrebbe riconfermato. Ma ovviamente il Tesoro è libero di avere opinioni diverse. L’unica cosa che non può e non deve fare, sia nel caso voglia riconfermare che sostituire, è decidere all’ultimo minuto o, peggio, procrastinare. Naturalmente, ci sono anche molte altre “incertezze letali” che andrebbero affrontate. Per esempio, c’è un settore intero, quello delle utility dell’acqua, appeso ad una decisione che l’Autorità per l’energia (che ora sovraintende anche la materia idrica) ha correttamente preso, ma che rischia di essere messa in discussione dal solito giacobinismo che considera il profitto sterco del diavolo. Qualcuno (governo, partiti in campagna elettorale) ha forse aperto bocca?

Infine c’è in ballo il tema del pagamento dei debiti accumulati dalle pubbliche amministrazioni nei confronti delle imprese private: 70 miliardi che non solo sarebbero un volano straordinario per la ripresa, ma che se finalmente saldati azzererebbero la più scandalosa violazione del diritto mai perpetuata dallo Stato. Pagare sarebbe una straordinaria inieizione di liquidità e di fiducia.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario