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Dalla politica al servizio pubblico

Cerino e Rai

La soluzione più giusta sarebbe commissariare l'azienda per predisporla ad eventuali cambiamenti

di Davide Giacalone - 14 marzo 2012

Il vertice di questa sera, fra il presidente del Consiglio e i tre segretari della non maggioranza, inizierà alle ore 20. Ha un ordine del giorno che potrebbe occuparli per settimane. Ma noi sappiamo guardare alla sostanza delle cose, compreso il fatto che si parlerà della Rai. E sappiamo anche vedere il lato divertente della vita: prima era uno scandalo che vertici simili potessero tenersi, ora che possano saltare. Così vanno le cose, specie quando si hanno le idee confuse.

L’ampio menù è diviso in tre diverse portate: a. le questioni economiche, sulle quali il governo mette sul piatto l’indubbio successo sul fronte del debito pubblico, ma deve anche fare i conti con una dolorosa recessione (cui non sono estranee le misure adottate dal governo stesso) e con produttori in difficoltà e consumatori impoveriti e impauriti; b. le questioni legate alle riforme, dalla giustizia al mercato del lavoro; c. le scadenze non rinviabili, e fra queste la decadenza del consiglio d’amministrazione della Rai. Non solo tutto si tiene, ma Mario Monti, con furba saggezza, scadenza l’insieme entro la fine di marzo. Quindi è semplicemente inutile chiedere, chiunque lo faccia, che questa o quella faccenda venga accantonata, perché ove il governo aderisse a tale richiesta l’una si porterebbe appresso l’altra, fino all’impossibile rinvio di tutto.

Partiamo dalla questione politica e arriviamo subito alla Rai. Il governo commissariale ha svolto una missione da pronto soccorso, trovando il modo di fermare la corsa dello spread. Ne abbiamo scritto e non mi ripeto. Da lì in poi, di qualsiasi cosa si parli, siamo sul terreno della politica. Da lì in poi i partiti della non maggioranza o trovano modo di materializzare un accordo, o fanno saltare tutto, o accettano d’essere ulteriormente commissariati. Alla prima cosa si sono dimostrati incapaci, della seconda hanno paura (cercando ciascuno di farlo fare agli altri), la terza è quella che abbiamo davanti agli occhi. E qui arriva la Rai. E’ evidente che fra i compiti legati all’emergenza non c’è quello di riformare la Rai. Noi siamo, da anni, per venderla. Ma è uno di quei mali con i quali si convive. Salvo il fatto che a fine mese scade il consiglio d’amministrazione, con una direzione aziendale che non lascerà alcun ricordo positivo e conti ancor più scassati.

Il ministro Corrado Passera ha già chiarito che i tempi per fare una riforma, ove mai tale faccenda sia di competenza governativa (e non è così), non ci sono. Ha ragione. Allora esistono quattro vie. La prima consiste nel rinnovare la dirigenza, ma l’articolo 20 della legge 112 del 2004 (alias Gasparri), assegna ampi poteri al governo, mentre il cda resta di competenza di una commissione parlamentare. E’ più che logico, quindi, che Monti ponga il problema. La seconda via è quella che sembra piacere al Pd: un decreto legge che cambi la gerarchia societaria. Fateci vedere anche questo e poi sarà difficile trovare una ragione per far esistere ancora i partiti e il Parlamento. La terza sembra piacere al Pdl: proroghiamo l’attuale cda. Peccato sia una schifezza lottizzata. A me viene in mente la quarta, di cui nessuno parla: commissariatela. Un bel despota interno cui s’affida il compito di risanare i conti e predisporre l’azienda a possibili e diverse scelte future.

Tanto, nel frattempo, la qualità dei programmi farà fatica a calare. Certo, è un brutto tema. Sia per chi ha allevato mandrie di lottizzati, sia per chi teme squilibri sul mercato, sia per chi deve ammettere il fallimento delle riforme fatte. Ma non è che la legislazione del lavoro sia un tema allegro e senza costi sociali. E, credetemi, i costi sociali del commissariamento Rai tendono ad essere visti con minore preoccupazione, dai cittadini. I tre segretari della non maggioranza la piantino di credere avvincente il gioco del cerino, anche perché sono assisi su una pira e legati fra di loro, sicché non è molto pregnante sapere chi per primo si brucia i polpastrelli, visto che subito dopo arrostiscono tutti.

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