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Assurdo il raffronto con la morte di Giuliani

Catania, la violenza e la follia

No ai facili sociologismi e alla creazione di martiri da parte del Parlamento

di Davide Giacalone - 05 febbraio 2007

E’ tutto un biascicare di disagi sociali, responsabilità collettive, colpe generiche e generalizzate. Tutto perché una cultura da irresponsabili non ammette che esistano colpe e responsabilità personali, da farsi pagare nelle forme e nei modi previsti dalla legge. Amato dice che l’Italia è attraversata da un fiume di cocaina e subito arriva il sociologo di torno a dire che questa è la conseguenza di una società che spinge alla competizione, o di un mondo senza valori, o della disgregazione della famiglia. E se, per ipotesi, qualche colpa e qualche responsabilità l’avessero anche i drogati? Se anziché pupazzi senz’anima li considerassimo essere umani e li rendessimo responsabili dei loro errori? Credo sarebbe più rispettoso, e ci avvicinerebbe anche di più al rimedio.

Un poliziotto crepa sprangato fuori dallo stadio di Catania e subito lo si definisce eroe. Ma quando mai! Lui non voleva affatto essere un eroe, voleva adempiere al dovere e tornarsene a casa, dalla famiglia, sano e salvo. E’ morto tenendosi il fegato spappolato non perché le periferie sono brutte o perché la borghesia non trasmette valori, ma perché un branco di bestie violente gli è saltato addosso, senza lasciargli scampo. Avesse estratto la pistola, avesse fatto fuoco, oggi gli toccherebbe la sorte di Placanica, processato per avere sparato a Giuliani. Ed al morto toccherebbe la sorte di Giuliani, un ragazzo violento, che con un estintore voleva sfondare la vettura e forse anche il cranio dei carabinieri che vi si trovavano, che viene poi trasformato in martire e cui s’intitolano aule parlamentari. Volete sapere dov’è la deficienza morale che rende possibili episodi come quello di Catania? Eccola, è questa. Ed è la stessa che porta a scrivere sui muri delle nostre città: a Catania è stato vendicato Giuliani. Giuliani doveva essere vivo, vegeto e condannato a giusta galera. Invece è morto, tragicamente. Ma non può essere vendicato perché non c’è nulla da vendicare. Come lo si spiega, però, se il Parlamento lo celebra quale martire? I martiri si vendicano. Ecco servita la follia. Una follia che ne genera altra, perché tramontato il principio di legalità e d’autorità, alla vendetta dell’uno segue quella dell’altro ed i poliziotti che domani fronteggeranno dei delinquenti travestiti da tifosi sarà difficile togliere dalla testa il ricordo del collega, il ricordo di Raciti, il ricordo di quanti lamentavano che il morto aveva rovinato il festino per la santuzza.

Del sociologismo non sappiamo proprio cosa farcene, ed il “disagio sociale” eretto ad alibi serve solo a moltiplicare le emarginazioni e le sconfitte. Occorre chiedere senso di responsabilità alle famiglie, ed invitarle a non seguire il pessimo esempio loro dato dal Parlamento.

www.davidegiacalone.it

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