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Anche l’Ue ha sbagliato eliminando le sanzioni

Castro, i dissidenti e la semantica

Il dittatore cubano continua a parlare la lingua della repressione, ma tra i moderati c’è ancora chi gli dà credito

di Davide Giacalone - 21 maggio 2005

Dopo quarantasei anni di dittatura, per la prima volta, convocati da Martha Beatriz Roque, gli esponenti del dissenso cubano si sono dati appuntamento. E’ bastato questo (e, del resto, solitamente basta assai meno) per scatenare la reazione del despota. Arresti, espulsioni di giornalisti ed esponenti politici, il solito rosario della violenza e della repressione, l’unica lingua che Castro parla, e parlerà fino al giorno della sua morte.

Ma è interessante anche la lingua che si parla dalle nostre parti. Mi colpisce, molto, la prima pagina di Repubblica del 21 maggio, ove è trasfuso tutto l’ignorante pregiudizio del comunismo più trinariciuto. Il titolo racconta che si sono riuniti dei “ribelli”. Ma quali ribelli? Si tratta di dissidenti, di pacifiche persone che chiedono la libertà. Si dirà: chiamarli ribelli non è un’offesa. Infatti, è solo un imbroglio: si chiamano ribelli gli uni per rendere meno mostruosa la repressione dell’altro.

Poi c’è un commento, che parte dalla prima pagina, e che racconta di quanto sia stato “stupido” il comportamento di Castro, giacché, a detta dell’autore, repressioni ed espulsioni non sarebbero state necessarie. Stupido? Ma quale stupido, quello è il normale comportamento del fascicomunista caraibico, l’unica condotta che gli consente di tenere sotto il tallone un’isola che, altrimenti, gli salterebbe sotto le chiappe mandandolo all’inferno. Non è stupidità, e definirla tale sembra quasi degradare il tutto ad esagerazione senile. Non è stupidità, almeno non quella di Castro.

Ha ragione Pietro Marcenaro, esponente dei Ds, a dire che a sinistra c’è ancora gente che non vuole vedere, che non vuole capire, che non vuol riconoscere di avere, per decenni, difeso uno spietato comunfascista (e non è stato neanche l’unico). Marcenaro non è il solo, a sinistra, a pensare queste cose, sarà bene che anche altri ritrovino il bene della parola.

L’Unione europea ha, di recente, tolto le sanzioni a Cuba, ravvisando, con burocratica incapacità, un qualche ravvedimento nella condotta castrista. Scrissi che era un errore. Oggi, con i parlamentari europei messi alla porta, quell’errore ha dato i suoi frutti. Del resto, dalle nostre parti il mondo si bipartisce così: da una parte quelli che aspettano la morte di Castro per fare affari, e, nel frattempo, si mostrano amici di Castro; e quelli che sperano ancora che Castro sia cacciato prima di morire, e se, com’è più probabile, toglierà l’incomodo trapassando, sarà comunque bene chiarire che la Cuba civile è quella dei suoi nemici. Per me, vale la seconda.

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