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Cosa ci manca per avere il bipartitismo

Casini e le sorti del centro-destra

L’Udc potrebbe offrire una terza scelta, ma occorre un nuovo disegno costituzionale

di Antonio Gesualdi - 06 dicembre 2006

Regola storico-politica: il bipartitismo si regge, almeno, su tre partiti. Dunque fa bene Casini a seguire il ragionamento di Follini: per un sano bipartitismo ci vuole qualcos"altro nel mezzo. Ora che "la cosa" di centro debba essere l"Udc o altro è tutto da costruire. Sicuramente "la cosa" non sarà la stessa di prima, ma avrà a che fare con quella di prima.
Paolo Segatti analizzando il voto di aprile, dalla parte dei cattolici, ci dice che "solo nel caso dell"Udc i consensi diminuiscono in modo consistente al diminuire della frequenza alle funzioni religiose". Dunque l"Udc, in Italia, è il partito di maggior riferimento per chi va a messa regolarmente. "E" l"unico partito che si può definire di cattolici". Casini, allora, è l"unico leader che si può dire cattolico praticante? Potrebbe essere visto che Fini al referendum sulla fecondazione assistita è andato a votare. Hanno ragione, allora, i commentatori nazionali che sostengono, ormai, la definitiva ascesa alla successione a Berlusconi di Fini piuttosto che di Casini. Fini è più laico di Casini e punta su un elettorato diverso. Fini, dunque, è più vicino a Berlusconi.
I due giovani leader bolognesi - nati nel cuore e negli anni del dominio comunista in Emilia-Romagna - oggi, paradossalmente, devono decidere le sorti del centro-destra. Tutto l"affare politico nazionale, insomma, si gioca con personale e mentalità del Centro Italia. Come ha ben scritto Ilvo Diamanti su Repubblica di domenica: "il successo dell"Italia di Centro sancisce, in fondo, la crisi delle altre Italie." Nel bene e nel male.
Nella manifestazione di Roma contro la Finanziaria - che non è una "cosa" populista perché nelle democrazie avanzata 500.000 persone in piazza valgono un qualche diritto di veto - in sostanza, c"erano queste "altre Italie" che rivendicano valori e ruoli prima che meno tasse e più reddito. Se Berlusconi è un populista chi erano e chi sono, allora, gli scandinavi degli anni ottanta, gli americani di sempre, o anche i Sarkozy e le Royal dell"ultima ora? Chiusa parentesi.
L"Italia, insisto, è fatta di partiti concentrati in focolai di voto. I grandi focolai sono di Forza Italia, An, Ds, Rifondazione comunista, Udeur e Lega Nord. Se uno di questi partiti cresce non è detto che l"altro opposto diminuisca. Questo perché questi partiti prendono voti, tendenzialmente, in province e regioni diverse. Insomma vi sono dei partiti che non si combattono tra loro sullo stesso territorio. Non sono politicamente antagonisti e quindi non possono (non conviene) sprecarsi per il nuovo. Tendono, per logica di sopravvivenza, ad essere tutti conservatori dell"esistente fino all"estremo possibile.
Non hanno la motivazione alla nuova frontiera. Lavorano sul consolidato.
Altri partiti, invece, raccolgono consenso qui e là. Non hanno dei veri e propri focolai di riferimento: la Margherita, l"Udc, l"Italia dei Valori, i Radicali, tutte le schegge socialiste, repubblicane, liberali. Questi partiti sono i più "mobili"; per intenderci sono quelli che possono cambiare schieramento perché il consenso dipende anche dalle contingenze e quindi dal territorio. L"Udc del Veneto non è la stessa Udc della Sicilia. L"Italia dei Valori del Molise che elegge Di Pietro è diversa da quella che elegge De Gregorio. Ebbene - come anche Società Aperta continua a suggerire - l"Udc potrebbe diventare, assieme a settori cattolico-liberali, comunitaristi e solidaristi sociali oggi sparsi, appunto, tra margheritini, dipietristi, forzisti e pure aennisti e uderrini un terzo partito e raccogliere un 10% di consenso non per ricostruire la Dc o per ripiombare nelle vecchie politiche dei "due forni", ma semplicemente per offrire al Paese una "terza scelta" in grado di decidere in caso di derive e sbilanciamenti agli estremi.
In sostanza Casini deve sì candidarsi alla leadership di un terzo partito (da ex democristiano sa che leader si diventa per lotta politica non per imprimatur ottenuto dal capo) ma deve essere consapevole che, di fatto, quello sarà un partito di minoranze con il quale - se occorrerà per il bene del Paese - partecipare all"una o all"altra maggioranza. La prima Grande Coalizione tedesca la fecero i liberali, il piccolo partito di mezzo, sganciandosi dai democristiani già nell"elezione del Presidente della Repubblica prima ancora che fosse permesso all"Spd di arrivare al governo.
E se proprio vogliamo guardare ancora alla Germania non dimentichiamo che quel sistema elettorale non prevede solo lo sbarramento, ma ha due camere ben distinte e una grande autonomia delle amministrazioni locali. Dunque oggi, al nostro Paese, perché diventi realmente bi-partitico serve "la cosa" di Casini, ma serve anche un nuovo disegno costituzionale. Certo, servirebbero anche grandi statisti oltre che grandi leader.

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