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Il crollo di un bene rifugio

Casa amara casa

Condono, agevolazioni, energia, tassazione e urbanistica: ecco perché il mercato del mattone è in crisi.

di Davide Giacalone - 23 maggio 2013

Il mercato del mattone crolla (25,7% in meno rispetto ad un anno fa). Le compravendite regrediscono di 30 anni, tornando al livello del 1985. Da tradizionale “bene rifugio” la casa è divenuta un bene senza rifugio fiscale. Essere proprietari era considerato segno di risparmio e previdenza (comportando poi seri problemi per la mobilità), ora è una specie di colpa. La cosa paradossale è che, in questo modo, si propizia un crollo dei valori immobiliari senza che ci sia stata una precedente bolla (artificiale esagerazione) accrescitiva, come invece è capitato, ad esempio, in Spagna. In questo scenario si torna a parlare di condoni e di agevolazioni, con il governo che si prepara, domani, a varare l’ennesimo duplice rinvio, prolungando fino a dicembre il bonus per il risparmio energetico (55%) e quello per le ristrutturazioni (50%). Basterebbe ripensare il settore per smetterla d’arrancare appresso alla crisi e farne occasione di rilancio e allargamento del mercato.

1. Cominciamo dal condono. Tutti i condoni sono un vantaggio per chi ha violato la legge e un’umiliazione per chi l’ha rispettata. Brutta cosa. Al tempo stesso sono un modo per scucire soldi a chi non ha pagato, lasciando in pace chi lo ha fatto. Buona cosa. Tutto sta nell’equilibrio: se si cambia sistema è bene condonare, facendo cassa, se lo si lascia intatto, invece, condonare significa comunicare che alle leggi si può fare marameo, perdendo gettito futuro.

2. Le agevolazioni. Se l’efficienza energetica portasse risparmio non si spiegherebbe perché c’è bisogno dell’agevolazione per perseguirlo. La convenienza sarebbe sufficiente per spingere all’azione. Ma se salite in qualche punto alto, che domina le nostre metropoli, vi accorgete che la sommità dei palazzi, talora antichi, è divenuto un infernale accatastamento d’impianti per riscaldamento e refrigerazione. Se questa è la direzione in cui si muove la realtà quei bonus finiscono con l’essere assai buoni per chi vende pannelli solari, quasi tutti importati, sicché, alla fine, finanziamo produttori esteri e istallatori nostrani, trasferendo ricchezza dalla collettività a quanti procedono in tal senso. Che non sono certo i più poveri. Ha senso?

3. Tale politica di agevolazioni ha modificato la struttura del nostro mercato elettrico? No. Continuiamo ad avere contratti svantaggiosi, tutti calcolati sul picco di consumo, e l’energia più cara d’Europa. La tassa elettrica (con la quale si finanziano le fonti rinnovabili) che gli italiani pagano fa un baffo all’Imu. Ma della prima non si parla, mentre sulla seconda si scatenano gli animi.

4. C’è una grande mercato da esplorare, quello del consumo elettrico reso intelligente da sistemi di controllo che interagiscono con informatica e telecomunicazioni. Si pialla il picco, si amministrano i consumi con saggezza (senza svegliarsi la notte per fare il bucato, ma tutto in automatico) e si diminuisce sia il prezzo per il consumatore che il costo per il produttore (che diminuisce il fatturato e aumenta il profitto). Mettendoci su questa strada possiamo divenire, in poco tempo, da esempio di demenza nell’approvvigionamento d’energia a espositori (e venditori) d’intelligenza nel suo utilizzo. Creeremmo mercato, posti di lavoro e prodotti esportabili. Tutto risparmiando in soldi e investendo in intelligenza.

5. Facendola interagire con le ristrutturazioni, da agevolare, faremmo dell’Italia un cantiere esemplare. Perché non solo da noi, ma in tutti i Paesi sviluppati è evidente che l’edilizia non può essere, nel futuro presente, solo aumento delle cubature.

6. Ciò ci aiuterebbe a recuperare una scienza smarrita: l’urbanistica. Le nostre città hanno perso anima e senso. Non hanno più idee di crescita, ma crescono con indirizzo tumorale. Il che dequalifica l’edilizia e promuove i peggiori.

7. Una sana urbanistica aiuta a programmare i flussi, rendendo sensati gli investimenti infrastrutturali e di trasporto. Sui quali è giustificato l’intervento pubblico, con caratteristiche sanamente anticicliche (quindi più lavoro e più lavoratori).

8. Le procedure autorizzative e di controllo sono un immenso volano corruttivo. La corruzione, ove non viziosa, è funzionale al superamento dell’ottusità e del rallentamento. Smantellare, tagliare la spesa pubblica, far funzionare la giustizia. Il resto è solo moralistico palliativo.

9. Le imposte sulla proprietà ci devono essere, ma devono essere certe e facili, dando in cambio servizi. Pagare quella sulla spazzatura e poi conviverci è abominevole. Se ci sono sulla proprietà devono calare drasticamente su vendite e acquisti, fluidificando la mobilità e non punendo il risparmio passato.

Quelli che parlano di “edilizia ecologia”, o detestano la “cementificazione”, non sanno quel che dicono. Ma si sentono ficcanti nel dirlo. Serve un razionale e ordinato perseguimento degli interessi. Collettivi e di ciascuno.

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