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Si avvicina l’appuntamento del 5 luglio

Caro direttore Franchi…

Lettera aperta a Paolo Franchi del Riformista, per la promozione dell’Assemblea Costituente

di Enrico Cisnetto - 30 giugno 2006

Caro Direttore, adesso facciamo l’Assemblea Costituente. Dopo il referendum – e a maggior ragione vista l’alta partecipazione al voto e il netto risultato a favore del NO – occorre riprendere il filo delle riforme istituzionali, secondo un metodo condiviso e sulla base di un nuovo progetto di modernizzazione del Paese che non può più essere quello federalista, attraverso una comune iniziativa tra società civile, parti sociali e le componenti “dialoganti” degli schieramenti politici. Società Aperta aveva indicato la strada prima dell’appuntamento referendario, al riparo da qualunque strumentalizzazione: aprire una “fase costituente”, che possibilmente sbocchi nella più alta Assemblea del nostro ordinamento repubblicano o che comunque consenta finalmente di riscrivere in modo partecipato le regole del gioco politico e del vivere civile. Ora si tratta di dar corpo ad un’iniziativa che vada in questa direzione. Sapendo che gli italiani incoraggiano a farlo: sbaglia, infatti, chi – come la sinistra del centro-sinistra e l’ala più retriva del centro-destra, non casualmente accomunate – ritiene che il referendum abbia definitivamente chiuso la stagione delle riforme. Il 25 giugno è stata bocciata la riforma che va sotto il nome di devolution, perchè su quella i cittadini erano chiamati ad esprimersi, ma non per questo ha ricevuto il viatico popolare la riforma del titolo V della Costituzione a suo tempo realizzata dal centro-sinistra. Primo perchè gli italiani hanno bocciato il metodo – modifiche costituzionali a colpi di maggioranza – che ahinoi ha accomunato entrambe le riforme. Secondo perchè la componente del decentramento federalista (ma sarebbe meglio dire localista) è preponderante tanto nella devolution quanto nel titolo V – anzi, paradossalmente la prima attenua alcuni eccessi del secondo – e dunque è naturale pensare che sia proprio questo comune denominatore ad essere stato bocciato dagli elettori. E infine, perchè se le cose hanno un senso, il voto refendario va sommato al “pareggio” delle Politiche di aprile: con entrambi, gli italiani hanno voluto dire alla classe politica che è ora di chiudere l’infinita stagione della transizione, che convenzionalmente – ma forse impropriamente – abbiamo chiamato Seconda Repubblica. L’Italia ha bisogno di rifondare su nuove basi il sistema politico, di riscrivere in modo condiviso le regole comuni, di rinnovare profondamente la classe dirigente, di ritrovare la strada dello sviluppo economico, di riscoprire lo spirito fondativo della Repubblica. Obiettivi perseguibili con un’Assemblea Costituente che, grazie al mandato popolare e l’alto valore anche simbolico che avrebbe la sua convocazione 60 anni dopo, disporrebbe dell’autorevolezza e della coesione necessarie a modernizzare seriamente un assetto istituzionale che non risponde più alle attese ed alle esigenze di un Paese che deve riacquisire fiducia e tornare a investire sul futuro.
A questo fine, per gettare le basi di una grande iniziativa che consenta di aprire una nuova stagione politica dedicata al rilancio del Paese, Società Aperta ha deciso di promuovere un incontro, che si terrà a Roma il 5 luglio, cui hanno aderito i presidenti di sette grandi associazioni imprenditoriali (Confindustria, Confagricoltura, Confartigianato, Ania, Confcommercio, Confcooperative, Unioncamere), i segretari generali di Cisl, Uil e Ugl, e numerose personalità del mondo economico, culturale e politico. Tra questi, Augusto Barbera e Adolfo Urso, Franco Bassanini e Renato Brunetta, Franco Debenedetti e Bruno Tabacci, Michele Salvati e Gianni De Michelis, Tiziano Treu e Marco Follini, Antonio Maccanico e Francesco Nucara, il senatore a vita Giulio Andreotti, gli ex ministri Antonio Martino, Gianni Alemanno e Altero Matteoli, il segretario dei Ds Piero Fassino, il portavoce dell’Udc Michele Vietti, il vicepresidente del Senato Gavino Angius, il capogruppo dell’Ulivo al Senato Anna Finocchiaro, il presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera Luciano Violante, i sindaci di Torino e Venezia Sergio Chiamparino e Massimo Cacciari.
Ma la speranza non è solo quella di poter di sanare le ferite inferte in questi anni alla carta costituzionale. L’obiettivo è, ancor prima, di contribuire a superare il collasso del sistema bipolare, causa prima dell’ingovernabilità – nel senso di mancanza di scelte strategiche, non di durata dei governi e delle legislature – di cui è vittima da troppo tempo il Paese. Infine, c’è una motivazione squisitamente politica per chiamare i cittadini ad eleggere i Costituenti: dare un senso ad una legislatura che tutti – forse un po’ cinicamente ma con sano realismo – giudicano “corta” ma che non potrà certo esaurirsi nell’ultimo giro di walzer di Prodi.
Sappiamo che intorno all’idea di una nuova stagione politico-istituzionale ci sono convergenze non tutte dello stesso segno: c’è chi avanza intenzioni riduttive come quella di un’ennesima Bicamerale, e chi guarda ad una Convenzione con compiti redigenti. Sappiamo anche che altri immaginano di agire su un punto certo decisivo come quello della legge elettorale. Occorre però che in questo momento tutti coloro che credono nella necessità di aprire una nuova fase costituente, quale che ne sia poi lo sbocco, devono unire i loro sforzi nella direzione del cambiamento. L’Italia ha bisogno di una cura (ri)Costituente.

Pubblicato sul Riformista del 29 giugno 2006

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario