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Oltre 60mila detenuti su una capacità di 42mila

Carceri, emergenza sovraffollamento

La ex-Cirielli aggraverebbe il fenomeno, e il dibattito sull’amnistia è nel dimenticatoio

di Paolo Bozzacchi - 26 ottobre 2005

Un’altra tacca sul muro del declino italiano. Il sovraffollamento carcerario è un problema cronico e da lungo tempo sotto gli occhi di tutti. La popolazione totale degli istituti penitenziari ha raggiunto quest’anno le 60mila unità, a fronte di una capacità ricettiva delle strutture di circa 40mila posti. Tra l’altro il fabbisogno di posti in carcere cresce in Italia di anno in anno, e attualmente ammonta a ben 18mila unità. La situazione è talmente grave che i medici di Emergency hanno siglato un accordo con i penitenziari italiani per dare una mano qui, piuttosto che intervenire nelle aree del mondo colpite da conflitti.

Il sapore amaro è quello di una sconfitta sociale, e soprattutto politica. Da poco più di un mese, infatti, è entrato in vigore il nuovo regolamento carcerario, che prevede spazi minimi nelle celle, condizioni igieniche, il recupero dei detenuti attraverso il lavoro con psicologi e assistenti sociali, il rispetto dei culti religiosi e delle rispettive diete alimentari. Il provvedimento viene continuamente disatteso, proprio a causa dell’affollamento degli istituti penitenziari. E’ l’ennesimo paradosso di una classe dirigente miope nei confronti dei problemi più urgenti del paese.

Maggioranza e opposizione intanto discutono assai animatamente dell’opportunità dell’approvazione della cosiddetta ex-Cirielli. Il dibattito politico si concentra sugli effetti che il provvedimento avrebbe sui processi illustri, primo fra tutti quello che vede imputato Cesare Previti per il caso Sme. Legge ad personam, come la definisce Prodi o “sacrosanta” come l’ha definita Berlusconi?
Pochi sottolineano, invece, gli effetti che la ex-Cirielli avrebbe sul sovraffollamento carcerario. La legge prevede, infatti, oltre ai tagli alle prescrizioni, anche un inasprimento delle pene per i recidivi, che aumenterebbe, secondo le stime dell’associazione Antigone, di ulteriori 20mila unità la popolazione detenuta in un solo anno. Un aggravio insopportabile, che nasconde rischi e potenziali conseguenze molto preoccupanti.

Il dibattito sul sovraffollamento carcerario ha preso anche delle pieghe per così dire “isteriche”. Il presidente dell’Unione Camere Penali, Ettore Randazzo, a mò di provocazione si è detto preoccupato che a mali estremi il governo non pensi a rimedi drastici, quali l’introduzione nell’ordinamento della pena di morte. In un certo senso la pena di morte esiste già, se il sovraffollamento è una delle principali cause dei suicidi in cella che ammontano a circa 18 volte quelli che avvengono fuori dalle mura penitenziarie.

La soluzione al problema indicata dal Ministro per la Giustizia, Roberto Castelli, è quella di un’accelerazione dell’edilizia carceraria, ma gli onerosi costi e i tempi di realizzazione (ultradecennali), sembrano non renderla comunque sufficiente a risolvere la questione.

E pensare che fu lo stesso papa Giovanni Paolo II, durante la sua visita alla Camera, a invitare il Parlamento ad affrontare seriamente l’emergenza. La via indicata era quella dell’amnistia, o per lo meno dell’indulto. La politica ha ascoltato ossequiosa, ma lì si è fermata.

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