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Uno strumento di autentica truffa

Canone immondo e bugiardo

E dopo gli apparecchi televisivi arriva l’idea di tassare anche pc e telefonini

di Davide Giacalone - 27 febbraio 2008

Il canone Rai non è solo un balzello da cancellarsi, ma anche lo strumento di un’autentica truffa ai danni dei cittadini. Non sto esagerando: questo è uno scandalo grosso, perché associa la Rai e l’Agenzia delle Entrate nell’imbrogliare i contribuenti. Condivido le riflessioni svolte ieri da Mingardi, ed in passato ho già descritto le storture dell’imposta propagandata da una società per azioni e riscossa con la solita minacciosa arroganza. Ma l’idea di tassare anche computer e telefonini non è criticabile, è semplicemente un imbroglio.

Non è affatto vero, come scrive l’ufficio legale della Rai, e lo Stato ripete a pappagallo stolto, che il canone è dovuto per tutti gli “apparecchi atti od adattabili” alla ricezione televisiva. Mentono, sapendo di mentire, perché già nel 1975 (legge 103, articolo 15) si esclusero i televisori che ricevevano in bianco e nero. I quali erano atti ed adattabili, ma non pagavano. L’esclusione fu significativa, perché una delle finalità dei quattrini che lo Stato versa alla Rai, dopo averli tolti ai cittadini, è la diffusione della rete anche dove non sia economicamente conveniente (vecchio adagio dei monopoli pubblici), e sembrò assurdo far pagare la rete a colori a chi non poteva riceverla. Ora, però, non essendoci più un solo centimetro quadrato dove non sia economicamente conveniente trasmettere, la faccenda si ribalta.

Con l’avvento del digitale, infatti, tutti i terminali possono ricevere e nessuno può più sostenere di non possedere un televisore, anche se non ce l’ha. Con l’ulteriore assurdo che la Rai ottiene già soldi aggiuntivi per potere diffondere il digitale, e diffondendolo amplia il bacino di quelli obbligati a pagarla. Roba da manicomio. Mi sento di sostenere, pertanto, che la legge non comprende affatto i terminali digitali fra quelli che sono obbligati al pagamento, perché quella norma viveva nell’analogico e non ha attinenza al digitale. Tale obbligo deriva solo dalla prepotenza dell’esattore, dalla sua subordinazione agli interessi commerciali Rai e dall’inesistenza di una giustizia degna di questo nome, capace di stroncare sul nascere una simile estorsione su carta intestata statale. 106 euro per chi ha il computer, un palmare od un iPod sono un furto. Che vengano a prenderseli a mano armata, così diventa rapina.

Pubblicato su Libero di mercoledì 27 febbraio

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