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Le comunali previste insieme alle politiche

Candidato di belle speranze cercasi

A Roma la Casa delle Libertà vuol perdere con onore, ma non riesce a trovare un kamikaze

di Alessandro Marchetti - 14 settembre 2005

Alcuni anni fa, proprio a ridosso del voto politico, Corrado Guzzanti era impegnato in un’esilarante imitazione di Walter Veltroni. Durante improvvisate riunioni di partito il futuro sindaco scartava, assieme a Livia Turco, i possibili candidati a Palazzo Chigi per il 2001: i Fichi d’India, Paola e Chiara, persino l’Uomo Ragno. “Nessuno è inutile, dovreste ringraziarmi invece se ho trovato questo poveraccio che si sacrifica al posto nostro(..)” e ancora “(..)ora vado a fare il Sindaco, per cinque anni non ne voglio sapere, ve la vedete voi”. Il poveraccio in questione era ovviamente Francesco Rutelli. A giudicare dal risultato, una parodia piuttosto riuscita.

Con buona ironia della sorte, i fan del comico romano si preparino a vedere il tutto bissato a distanza di cinque anni; cambierà soltanto il fronte elettorale. L’occasione per un buono sketch la offre proprio l’elezione al Campidoglio, un rifugio sicuro che Veltroni ha saputo proteggere e coltivare, costruendo in questi anni un solido legame con i romani. Il clima della Roma pre-elettorale in questi mesi si è fatto quasi irreale; soprattutto per quegli elettori del centrodestra che a sei mesi dal voto, ancora non si ritrovano uno straccio di candidato. Comunque, dato che alla Cdl non sono proprio sprovveduti, tra le file di Alleanza Nazionale c’era chi a certe cose pensava già da un pezzo: a Via della Scrofa la campagna romana era all’ordine del giorno già in primavera, quando l’unico nome pronunciabile era quello di Gianni Alemanno. L’unica vera certezza era ovviamente l’asse politico che avrebbe dovuto, e dovrebbe, sostenere il candidato alla conquista della fiducia dei romani: la tradizionale alleanza fra An e Udc, radicati e forti di una vocazione naturale che li porta a rappresentare l’intero elettorato moderato e conservatore della Capitale. Poi, da luglio il via ad un’imbarazzante lotteria: Baccini, Storace, ma anche Ciocchetti e Buontempo. Quest’ultimo in estate aveva rotto gli indugi, quasi mortificando il lavoro e le speranze dei colleghi di coalizione. Suo un quadro tragico della corsa al Campidoglio: bisogna convincersi che Veltroni può raggiungere tranquillamente il 60-65%. Qualcuno uscendo da disperati comitati di partito, si era spinto anche oltre. “L’idea sarebbe quella di una sconfitta onorevole, di guadagnare visibilità a basso costo e in tempi brevi”. In pratica la tattica dei buoi al macello. In realtà questa strategia del perdente di lusso, che probabilmente lanciò la pièce di Veltroni/Guzzanti, non aveva affascinato nessuno dei pretendenti fino a quel momento in lizza. Nel giro di un mese infatti, uno ad uno hanno pensato di ritirare la candidatura con tante grazie per la fiducia e complimenti per la trasmissione. Così di fatto hanno riportato i partiti della coalizione alla situazione di partenza; con la sola differenza che ora mancano al voto solo sei mesi. Nel frattempo qualche quotidiano maligno ha già provveduto a regalare alla Casa delle Libertà l’ennesima parodia da balletto elettorale, pessimo esempio di bassa politica.

Corrado Guzzanti è avvisato.

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