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Una società in putrefazione

Cancrena napoletana in agguato

Occorre essere severissimi, e agire senza aver paura

di Davide Giacalone - 04 novembre 2008

Non è solo questione di camorra, c’è una società in putrefazione. La cancrena ha agguantato un pezzo d’Italia. Escludendo l’amputazione, occorre essere severissimi, senza aver paura delle parole. Non colpisce più neanche che ci sia un gruppo di fuoco, probabilmente composto da giovani, che spara su dei ragazzini. Fanno impressione i bersagli, i feriti, gli sparati. Che ci fanno dei post bambini di 12, 13 o 14 anni in un circolo ricreativo, all’una di notte? Non è mica normale. Che fine hanno fatto le loro famiglie? E la scuola? Arriva la sparatoria, probabile vendetta fra clan d’imbecilli sanguinari, e poi li senti: sono cose che possono capitare, noi ci viviamo in mezzo, oppure: ora potrò raccontare cosa si prova. Così senti il tanfo del marcio, vedi i vermi che mangiano le carni, ti viene la nausea. Ma ti spiegano che è normale, qui è normale.

Ci sono state polemiche circa l’uso dell’esercito per controllare questa zona. Solo che i militari hanno avuto meno fortuna che a Kabul. Quindi non si tratta di riorganizzare le pattuglie, no, qui si deve militarizzare il territorio. In una regione dove nessuno mette il casco per andare in moto, chi gira con quello integrale e le armi deve avere la ragionevole certezza di passare qualche anno in galera. I controlli devono essere tendenzialmente opprimenti. La giustizia dovrebbe funzionare come un orologio: mi porti il guappetto armato alla sera e la settimana successiva è condannato a giusta pena. Non è difficile, basta smetterla di occuparsi dei magistrati e cominciare ad occuparsi di giustizia. L’arretrato penale può sparire come la spazzatura, basta far cessare l’idea che ci si possa guadagnare. Queste sono cose che spettano allo Stato, e se non le fa è come non esistesse.

Ma lo Stato non basta e le sue mancanze non assolvono la società campana. I presunti intellettuali, i professionisti, la brava borghesia, ma anche le famiglie. Certo, a nessun singolo cittadino si può chiedere di opporsi a chiacchiere a chi gira armato, ma in nessun posto possono sorgere le milizie criminali che qui si vedono senza una profonda responsabilità morale e collettiva. Non basta non partecipare al crimine, se non si partecipa alla civiltà. E se i campani aspettano i politici, avranno quelli che si meritano, e che, del resto, già hanno.

Pubblicato su Libero di martedì 4 novembre

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