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Magistrati censori e spreconi

Cancellare la Corte dei Conti

Il no di Speciale è giusto: l’istituzione è un cimitero degli elefanti.Andrebbe abrogata

di Davide Giacalone - 15 giugno 2007

Il governo Prodi, com’è noto, dopo aver considerato il generale Speciale uno sleale ha deciso di farlo diventare magistrato della Corte dei Conti. Egli ha rifiutato, considerandola un non dignitoso cimitero degli elefanti. Questo edificante episodio serve a capire cosa pensano della Corte dei Conti tanto il governo quanto l’appena destituito capo della Guardia di Finanza. Condivido il loro giudizio.

Del resto, che razza di magistratura è quella in cui si entra con un decreto del governo? E, badate, non è che questa sia una turpitudine di Prodi, ma una mala pratica che non è mai venuta meno ed alla quale tutti hanno collaborato. Se cercate nelle biografie di quei magistrati ne trovate a mazzi che debbono tutto alla politica. Ci sono capi di gabinetto ministeriali, capi degli uffici legislativi, consiglieri ministeriali a vario titolo, anche portavoce ed attacché misti, amici, parenti ed affini, tutti ex, post o futuri candidabili ad incarichi pubblici momentaneamente parcheggiati o definitivamente sepoliti alla Corte dei Conti. Una volta nominati sono numerosi i magistrati di quella Corte che partecipano attivamente e personalmente alle scelte di spesa pubblica che poi criticano, o addirittura giudicano. Basterebbe pubblicare la mappa completa dei togati che prendono parte a consigli d’amministrazione di società pubbliche, che hanno incarichi di controllo o di collaudo presso amministrazioni pubbliche o parapubbliche, che svolgono funzioni di vario genere in organismi amministrativi, il tutto con lauto compenso aggiuntivo, per rendersi conto di quanto si sia nell’assurdo.

E non parliamo dei compiti giurisdizionali, quando, cioè, s’atteggiano a giudici. La procedura è orribile, l’imputato non ha neanche il diritto di difendersi in prima persona, non c’è il terzo grado di giudizio, e nonostante questo i processi hanno durata sonnacchiosa e tendenzialmente eterna. Quei giudici dovrebbero decidere del “danno erariale”, di quanto costano gli errori od il dolo dei dipendenti incapaci od infedeli, e farsi risarcire. Ma quando lo Stato è condannato a pagare per come la stessa Corte viola il diritto al processo in tempi ragionevoli, quei magistrati dovrebbero perseguire se stessi. Cosa che non hanno mai fatto. C’è una buona riforma da fare, cancellare la Corte dei Conti.

Pubblicato da Libero di venerdì 15 giugno

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