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Mani Pulite uccise la politica e fece scuola

Calcio: lo scandalo più puzzolente

La medesima consecutio giustizialista. Mentre i tifosi giustificano l’errore complessivo

di Davide Giacalone - 17 maggio 2006

Quelli che vogliono fare i pensosi, ma non hanno il dono dell’originalità, dicono: Mani Pulite è passata invano. Invece no, ha fatto scuola, come Piedi Puliti dimostra. Ha fatto scuola nel male, e sarebbe stato difficile il contrario. Mani Pulite sosteneva di volere colpire il malaffare, in realtà uccise la politica, e nella stagione successiva, quella dell’antipolitica, quasi solo chi voleva fare affari ritenne di darsi a quella carriera. Per anni era stato mandato in onda lo spettacolo di una politica utile solo a far soldi, così si selezionarono nuove leve animate da quell’intenzione. Lo spettacolo era falso, ma questa è una considerazione per intenditori, quasi fuori tema.
L’inchiesta sul calcio replica il copione, a partire dai processi a mezzo stampa, che sembrano più regolamenti di conti all’interno delle famiglie calcistiche che non le cronache di processi che, infatti, non ci sono. Gli accusati sono già colpevoli, ma le sentenze sono previste fra anni. E non è fuor di luogo domandarsi il perché si muovono certe procure e non altre, il perché certe intercettazioni escono, o quale altro strumento aveva la proprietà per riprendersi la Juventus. In attesa di risposte il pentolone si scoperchia e l’olezzo giunge al cielo. A quel punto si scopre che non c’erano due o tre criminali, ma il solito “sistema”, che tutti conoscono e condannano, ma rimane lì. A quel che capisco (non seguo il calcio) il mediatore d’affari se lo contendevano, ed il più famoso nell’inchiesta magari si scopre che era solo il più bravo a fare quello che tutti avrebbero voluto fare, e forse facevano. Chi s’atteggia a verginella si ritrova fotografato nell’esercizio della funzione, in un bordello, come capitò a quel signore che voleva ridare l’orgoglio ai socialisti.
I tifosi mostrano uno striscione: “il fine giustifica i mezzi”, difatti festeggiano lo scudetto. Sono gli unici che meritano una risposta: avete capito male, nessuno vi ha mai spiegato la grande moralità di Machiavelli, perché i mezzi possono pure giustificarsi, ma solo a patto che il fine sia tale da farli passare in second’ordine. E’ la nobiltà del fine che rende apprezzabili i mezzi, e Niccolò non era un complice di briganti. Se il fine è vincere un campionato chi ha corrotto lo sport, la borsa, il giornalismo (che ci gode, ad essere corrotto) e le tifoserie, merita la galera. Ma se una corruzione diventa sistema, vuol dire che si sono disinnescati tutti i meccanismi di controllo morale interni a quel mondo. In politica erano i partiti, per quanto sia strano sentirlo.
Mani Pulite ha fatto scuola: mettere in scena lo spettacolo dell’accusa, diffondere l’idea che tutto sia corrotto, nascondere il disegno retrostante, educare i cittadini al cinismo ed allo scetticismo, e guardarsi bene dal fare giustizia.

www.davidegiacalone.it

Pubblicato su Libero del 17 maggio 2006

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