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La seconda Repubblica fondata sulla bugia

Cacciare i mestieranti della politica

Crisi sì, ma con cause diverse dal ’92. Declino industriale e strutturale, non finanziario

di Davide Giacalone - 29 maggio 2007

Il ’92 fu altra cosa, la crisi politica d’oggi non è paragonabile al biennio che uccise la Repubblica proporzionale. Allora si combinò il cambio del quadro internazionale ed il diminuito peso dell’Italia con l’opportunità di sottrarre ricchezza allo Stato e portarla in casse esterne, si unirono l’aggressione della magistratura, condotta con l’uso illegittimo ed aberrante della custodia cautelare, ed il desiderio di portare al governo gli sconfitti e condannati dalla storia, i comunisti. I partiti politici di allora avevano mille colpe, e la loro debolezza morale ne consentì l’eliminazione, ma non persero mai le elezioni, furono cancellati dalla scheda elettorale. Allora l’avvicinarsi dell’euro, voluto non certo da Prodi (che lo avversava), ma dal pentapartito, aggiunto al governo improvvido della lira, creò una grave crisi finanziaria.

Oggi è tutto diverso. Il nostro declino è industriale e strutturale, non finanziario. Perdiamo quote di mercato, ma siamo ancora abbastanza ricchi da poter far finta di non saperlo. La magistratura si è macchiata di un tale unilateralismo da non essere più credibile, e semmai pecca per lentezza ed immobilismo. Le elezioni non le vince mai nessuno due volte di fila e manca una classe dirigente. Il crollo della prima Repubblica ha indotto quasi tutti a credere d’essere più furbi degli altri e ciascuno mira a tutelare il proprio egoismo corporativo. Scema la voglia di fare e creare, cresce quella di avere rendite ed eredità. Restano gli attardati, che ancora credono nel nuovismo beota. Si prendano le reazioni suscitate da Montezemolo: c’è chi plaude alla “nuova energia” e trova perverso che gli si ricordi quel che ha fatto; c’è chi quasi lo giudica illegittimo, come se il suo tacere cambiasse qualcosa. La scena pubblica è immiserita, colma d’irresponsabili che pensano solo a come salvar le chiappe.

La causa? Si è fondata la seconda Repubblica sulla bugia e si è creato un bipolarismo che sarebbe buono in sé, se non fosse falso. Lo scrivo da più di dieci anni, e se non altro questo dimostra che chi cade dal pero oggi o è incapace o è in malafede. Ma stiamo attenti: non ci serve una fuga dalla politica, semmai un ritorno. Dalla politica non devono fuggire i cittadini, semmai si devono cacciare i mestieranti, i figli di quella bugia.

Pubblicato da Libero del 29 maggio

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario