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Il summit nella capitale slovacca per cercare nuovi accordi

Bush e Putin si incontrano a Bratislava

Ora tra Usa e Russia c'è unità d'intenti anche sull'Iran. E una sfida per giungere a una democrazia compiuta

di Davide Giacalone - 25 febbraio 2005

Il viaggio europeo del Presidente Bush si conclude a Bratislava, incontrando Vladimir Putin. Il bilancio è positivo.

Il tema centrale non è più l'Iraq: vi erano stati contrasti, anche forti, con Francia, Germania e Russia, ma ora tutti ammettono che è necessario fare restare le truppe, per non interrompere il viaggio verso la democrazia e la pace. La nuova questione è la corsa al nucleare dell'Iran. Un pericolo per tutti, una minaccia alla sicurezza di tutti, anche se i superficiali e gli sprovveduti tentano di liquidarla con battute di scarso spessore.

Su questo Bush ha incassato il netto consenso della Germania socialdemocratica. Su questo più sfumata, ma non equivoca, la posizione russa: combatteremo assieme contro l'ipotesi che il terrorismo possa utilizzare materiale nucleare. Bene, molto bene. Dispiace solo che qualcuno s'attardi, in Europa ed in Italia, a guardar verso la Francia del neogollista Chirac, speranzoso d'appoggiare a quel residuo di nazionalismo i propri istinti antiamericani.

Durante la prima fase della guerra al terrorismo internazionale, alla ricerca del massimo consenso possibile, gli Stati Uniti accettarono di non intervenire, politicamente, nelle faccende interne russe, e segnatamente nel conflitto ceceno. Sottolineammo questo elemento negativo e preoccupante. Oggi le cose cambiano, e Bush ha posto a Putin il problema di rendere più credibile, solida, quindi aperta, la democrazia russa. L'ex uomo del Kgb ha fatto buon viso a cattivo giuoco, ed è chiaro che una nuova fase si apre.

Una cosa mi piace sottolineare. L'idea che la democrazia, e la libertà che ne è la premessa indispensabile, sia un valore universale, adatto a tutti i popoli, per cui si deve combattere liberando quelli oppressi dalle dittature, ha, oggi, un cantore forte, un uomo il cui ultimo libro ha avuto un grande successo ed ha influenzato non poco le tesi che Bush ha esposto inaugurando il suo secondo mandato. Quest'uomo si chiama Natan Sharansky (il libro s'intitola "The Case for Democracy: The Power of Freedom to Overcome Tyranny and Terror"), era un dissidente sovietico, uno dei prigionieri politici dell'impero comunista. Oggi le sue idee riattraversano l'Atlantico, sono sulle labbra del capo della più grande democrazia, e si pongono innanzi a Putin come una sfida. Talora, in una biografia si trova il destino di un'epoca.

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