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Nella trappola dei mutui è caduto anche George W.

Bush e il capitalismo compassionevole

Così non si insegnerà mai la prudenza negli investimenti e che chi sbaglia paga

di Alessandro D'Amato - 05 settembre 2007

Alla fine nella trappola del capitalismo compassionevole ci è cascato pure lui. George W. Bush, per far fronte alla crisi dei mutui subprime, ha annunciato un pacchetto di misure che concederanno alla Federal Housing Administration, l’ufficio federale degli alloggi, di intervenire a favore dei titolari di mutui ritardatari o insolventi da almeno 90 giorni.

Visto che la Fha potrà farsi così garante per circa 240 mila mutuatari, a prima vista si tratterebbe di una mossa “popolare”, che per l’immagine dovrebbe funzionare ben più delle lacrime che il presidente ha dichiarato di aver versato da quando è alla Casa Bianca. Ma forse Bush, prima di agire, avrebbe dovuto riflettere sul fatto che in questo modo sta offrendo un’ancora di salvataggio a gente che non avrebbe dovuto ricevere denaro a credito (in quanto già schedata come pessimo pagatore), a coloro che hanno alimentato la bolla immobiliare lucrando sulle differenze tra i valori delle case, e a banche che hanno impiegato male la loro liquidità prestando soldi a chi non aveva i necessari requisiti di solidità.

Purtroppo, anche in America sembra abbia attecchito l’immagine di un popolo di risparmiatori popolato da “orfani e vedove”, innocenti virgulti da tutelare contro l’orco cattivo, e non da persone che sbagliano spesso soltanto per ingordigia o voracità. E finché il mercato del credito, così come quello azionario e obbligazionario, sarà ammantato da questa concezione “pietistica”, non attecchirà mai il sacro principio che, solo, potrebbe insegnare a chi ne ha bisogno la prudenza necessaria negli investimenti. Ovvero, quello del “chi sbaglia paga”.

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