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Le tre mosse di Alitalia

Buone notizie e perdite

Volo accelerato: la mano al portafoglio, il cambio alla guida e l'inchiesta sul crack del 2008

di Enrico Cisnetto - 01 marzo 2013

Tre mosse buone, della società e dei suoi azionisti, e una cattiva, dei magistrati. Sul pianeta Alitalia tengono banco le notizie, oltre che le perdite. Partiamo dalle cose positive. La prima è che i soci hanno evitato che i libri finissero in tribunale mettendo mano al portafoglio. È stata infatti raggiunta la soglia minima di 95 milioni (su un massimo di 150) nella sottoscrizione del prestito convertibile-convertendo approvato la scorsa settimana dall’assemblea della compagnia, e questo significa che gli azionisti ci credono, nonostante alcuni di loro (come i Riva) abbiano altre gatte da pelare e, soprattutto, nonostante risultati d’esercizio pessimi (la perdita, dopo accantonamenti e oneri straordinari, è quadruplicata rispetto al 2011, ben 280 milioni contro 69) e prospettive di mercato non certo rosee. La seconda buona notizia è che Andrea Ragnetti ha lasciato la guida di Alitalia. Non era l’uomo giusto al posto giusto – per curriculum, competenze e gestione effettiva – e la colpa della società è di essersene accorta troppo tardi. Sabelli, il suo predecessore, avrà avuto pure i difetti che Colaninno gli attribuiva, ma al confronto stiamo parlando del giorno e della notte.

E la terza buona notizia è che è proprio il presidente nonché azionista della società a guidare Alitalia nell’interregno e a cercare, insieme con i vicepresidenti Elio Catania e Salvatore Mancuso, il nuovo amministratore delegato. Colaninno, nonostante gli impegni di Piaggio che tra l’altro lo portano sempre più speso in Asia, ha preso la cosa sul serio, e lavora d’intesa con i neo promossi Schisano e Amato. Anche perché, contrariamente a quanto si è detto in queste ore e si dice da sempre, non c’è un cavaliere bianco alle porte. E Colaninno sa bene che un conto è chiedere all’attuale compagine azionaria di tenere botta e un altro contare su di essa (o meglio, su alcuni soci) per dare un futuro alla compagnia. Air France (perdita 2012 quasi 1,2 miliardi mentre l’anno prima era stata di 809 milioni), non è certo in condizioni di comprare, mentre per tentare altre ipotesi occorre preventivamente mettere in conto un lungo lavoro di relazione da fare.

La cattiva notizia riguarda invece il rinvio a giudizio dei due ex amministratori Francesco Mengozzi e Giancarlo Cimoli per il crack di Alitalia del 2008. Già il fatto che il gup del tribunale di Roma abbia inviato alla Procura gli atti chiedendo approfondimenti su eventuali profili penali riguardanti il ruolo svolto dai governi che si sono succeduti negli anni prima del fallimento, la dice lunga sul processo. L’accusa di aver “dissipato” il patrimonio della società con “operazioni abnormi”, causando perdite per oltre 4 miliardi, non regge, anche se fosse totalmente criticabile (e non lo è) la loro gestione. E farlo credere non aiuta neppure l’Alitalia di oggi e di domani.

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