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Public Policy

Le Cooperative italiane tremano

Bruxelles: è guerra aperta

E il colpo mortale potrebbe arrivare con il possibile ritorno al governo del Cavaliere

di Alessandro D'Amato - 22 febbraio 2008

La lettera dovrebbe arrivare a giorni. E potrebbe diventare una bomba a orologeria sulla campagna elettorale. La Commissione Ue ha deciso di dichiarare guerra alle cooperative italiane, e per farlo ha scelto di colpirle sul nervo più scoperto, quello delle tasse. Il commissario europeo alla concorrenza, Neelie Kroes, sta per inviare la tanto annunciata missiva all’Italia – come alla Spagna e alla Francia – che metterà sotto accusa il regime fiscale agevolato, non solo nel settore della distribuzione, ma anche per il settore agricolo e quello bancassicurativo. E imporrà ai paesi membri di abbandonare il regime di agevolazioni per le coop di grandi dimensioni, quelle che non rientrano tra le Pmi. La querelle a Bruxelles era cominciata con l’inchiesta sulle agevolazioni nell’acquisto di carburante fatte avere dalle coop agricole dal governo spagnolo. Il commissario competente, Marianne Fischer Boel, ha condannato gli sgravi, ma al tempo stesso ha sancito che, in linea generale, le agevolazioni fiscali di questo tipo non sono aiuti di Stato. Ma a questo punto è scesa in campo la Kroes: “Sembrerebbe che il suo gabinetto stia accelerando sul dossier delle cooperative di distribuzione – ha detto il ministro delle politiche agricole italiano, Paolo De Castro – e siamo preoccupati dell’effetto a catena nei confronti della politica fiscale applicata alle cooperative, ed in particolare che vengano considerati come aiuti di stato misure che non lo sono, essendo addirittura presenti nelle Costituzioni, come in Italia e in Germania”.

Le pressioni e l’attività di lobbying messa in atto da Prodi e Bersani avrebbe quindi fallito quasi completamente il suo scopo: sotto la lente della Ue è finito il regime agevolato del 30% che, secondo alcune stime, permette alla mutualità italiana di ottenere sgravi intorno ai 7 miliardi di euro annui. L’offensiva di Bruxelles arriva in un momento particolare per le Coop. La crescita del fatturato nel 2007 di quelle italiane, secondo alcune stime preliminari, è stata del 3%. In totale il loro peso, mediamente in Europa, è pari al 7,3% del prodotto interno lordo, ovvero circa 110 miliardi di euro in Italia. La legislazione fiscale italiana si applica in maniera sostanzialmente orizzontale a tutte le tipologie di imprese cooperative e in tutti i settori: dall’agricoltura al bancario, dalla distribuzione al sociale.

L’approccio che sembra seguire la commissaria Kroes, ma che potrebbe evolvere, introduce delle distinzioni tra imprese e settori. Per le grandi imprese, secondo le intenzioni della Kroes, l’agevolazione fiscale compatibile verrebbe fortemente ridotta mentre sarebbe giustificata quella applicata alla piccole e medie imprese. Per quanto attiene ai settori, la Commissione sembrerebbe riconoscere una specificità alle banche di credito cooperativo – che, così come alle popolari, godono di alte protezioni a Bruxelles – mentre sarebbe più severa con le “grandi” della distribuzione. Le coop tremano. Anche perché l’Italia è reduce da una robusta riforma fiscale del settore, quella effettuata dal governo Berlusconi nel 2002-2003, che ha tolto loro una buona parte dei privilegi goduti nei decenni precedenti. E la prospettiva di un ritorno al potere del Cavaliere, forte anche di una richiesta di Bruxelles di agire in questo senso, potrebbe costituire un colpo quasi mortale.

Anche perché nel frattempo a livello politico e di rappresentanza la mutualità non è ancora riuscita a costituire una forza unica per la difesa dei propri interessi. A valle è già attiva, ma al vertice la famosa fusione tra coop bianche e rosse è ancora molto lontana. Gli ultimi progetti parlavano di riunire sotto lo stesso tetto di rappresentanza anche le AGC e le Union Coop verdi. Finora, però, di progetti concreti non se ne sono visti.

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