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La popolare in cerca di pace e alleanze

Bpm a un bivio sempre più stretto

Pretendenti, sindacati e fondi sono sul piede di guerra

di Alessandro D'Amato - 10 settembre 2007

Mazzotta a un bivio sempre più stretto, e il pressing esterno (Bankitalia) e interno (i fondi) si fa sempre più forte. Mentre si prepara per venerdì la prima riunione del contestato comitato per le strategie che dovrà indicare le possibili partnership, tra i soci della Banca Popolare il clima si fa sempre più arroventato. Il comitato, pensato da Mazzotta per ripianare i rapporti con i sindacati che hanno bocciato la fusione con Bper, ha fatto infuriare i fondi Fidelity, Amber e Dkr Capital (che, a dispetto delle comunicazioni alla Consob, secondo le stime avrebbero il 20% del capitale della banca). E la lettera inviata al CdA e a Bankitalia sembra abbia trovato una buona accoglienza a via Nazionale, dove gli investitori istituzionali vengono visti come un elemento stabilizzante. Alla sponda di Palazzo Koch si potrebbe aggiungere a breve anche la legge di riforma delle popolari, che dovrebbe completare l’iter in Commissione Finanze alla fine di settembre, e contenere l’innalzamento del tetto per i fondi al 5% (sanando così di fatto una serie di situazioni di superamento non solo dentro Bpm). Proprio per parare il colpo, e concedere quindi qualcosa ad Amber e agli altri fondi, la banca ha deciso di dare mandato sia a Lehman Brothers sia a Mediobanca di avviare una valutazione sulle opzioni strategiche di alleanza. Gli advisor però non avranno strade facili da percorrere. L’acquisto della Popolare dell’Etruria – da sempre in ottimi rapporti con Piazzetta Cuccia – non darebbe a Milano le dimensioni per confrontarsi con concorrenti ciclopici. L’ipotesi di aggregazione con Unicredit, che si fonda sia sull’ottimo rapporto che intercorre a tutt’oggi tra Profumo e Mazzotta (che avevano anche tentato di prendere insieme all’epoca la Bipop), ma anche su una lunga tradizione di partnership, oggi appare di difficile percorribilità. In virtù proprio della governance, che sarebbe pronta a bloccare una fusione nella quale Bpm farebbe comunque la parte della preda. Tutt’altro significato, dal punto di vista industriale, il matrimonio con Unipol, che metterebbe insieme due realtà con interessantissime sinergie tra mondo assicurativo e finanziario e quello del credito. Ma anche qui il difficile sta nell’amalgamare la realtà sindacal-cooperativistica e quella del socio lavoratore, cercando di non scontentare le molte anime presenti nei due gruppi. Il ritorno sull’ipotesi Bper, invece, potrebbe essere più agevole, specialmente se venisse trovata una soluzione per consentire il mantenimento della governance della Popolare di Milano; oppure – è un’altra soluzione allo studio – si potrebbe prevedere un modulo societario formato da una holding di controllo e due realtà sottostanti con strutture decisionali distinte. Un compromesso non si sa quanto percorribile, a questo punto.

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