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Luci ed ombre del Congresso Sdi

Boselli e la trappola ulivista

Bene autonomia e orgoglio socialista, ma sulle alleanze basta contraddizioni

di Donato Robilotta - 07 maggio 2007

E’ positivo che dal V Congresso nazionale dello Sdi a Fiuggi sia venuto uno slancio di orgoglio socialista, anche perché per molti anni prima il Si e poi lo Sdi hanno pronunciato la parola socialista in maniera flebile. E’ positivo che per la prima volta l’immagine di Bettino Craxi sia riapparsa a fianco di altri leaders socialisti del passato, perché per molto tempo l’attuale gruppo dirigente dello Sdi ha sempre teso a prendere le distanze dagli ultimi anni del Psi di Craxi. Così come è positivo che viene aperto il cantiere della “Costituente Socialista” con l’obiettivo di chiudere la diaspora socialista.

Non è chiaro però l’approdo, se quello di arrivare a costruire un moderno Psi, cioè una forza liberal-socialista e riformista, oppure quello di costruire un indistinto rassemblement di forze della sinistra, unite solo nel no al Partito Democratico, che va dagli ex Psi ad esponenti dei Ds come Mussi ed Angius, aperto al cantiere della sinistra europea di Bertinotti, che somiglierebbe molto al vecchio Psiup. Ma dal congresso è venuta fuori una grande contraddizione. Lo Sdi dice no al Partito Democratico di Fassino e Rutelli, ma dice si al Partito Democratico di Prodi e Parisi. Infatti Boselli e Villetti all’unisono hanno dichiarato che lo Sdi è fiero di essere stato uno dei soci fondatori dell’Ulivo, ma oggi dice no al Partito Democratico di Fassino e Rutelli, tacciandolo di “compromesso storico bonsai”, perché quello non è il partito democratico pensato da Prodi e Parisi. Questo perché rispetto all’esperienza dell’Ulivo, Rutelli è diventato il portavoce di Ruini e delle gerarchie ecclesiastiche. Prendendo a pretesto la battaglia sulla laicità dello stato Rutelli diventa il nemico-alleato da combattere, mentre Prodi, diventato eretico, sono le parole di Villetti, rispetto alla Chiesa, per la sua posizione sul referendum per la fecondazione assistita, ridiventa l’alleato principale.

Ecco dunque la vera novità del V congresso dello Sdi, il suo riposizionarsi di nuovo in una alleanza forte con Prodi, diventando così lo strumento politico del Presidente del Consiglio per attaccare Rutelli e Fassino, esattamente come fa Parisi, per evitare che si possa costituire il Partito Democratico senza la guida di Prodi.

Non vorrei, dunque, che per lo Sdi la Costituente Socialista sia solo un modo come archiviare l’esperienza della Rosa nel Pugno e stringere di nuovo un patto di ferro con Prodi, pronto ad entrare nel nuovo Partito Democratico non appena Prodi ne assumesse la guida.

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