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Un vuoto politico che bisogna riempire

Boselli e la sinistra antidemocratica

Urge un progetto serio, pragmatico, laico e, diciamolo pure con orgoglio: laicista.

di Luca Bagatin - 26 giugno 2007

Enrico Boselli ed i suoi socialdemocratici aprono ai postcomunisti della Sinistra Democratica guidata da Mussi, Angius e Salvi per la costituzione di un fantomatico Partito Socialista della Sinistra Democratica. La notizia, di per sé, non ci dice nulla di nuovo. Lo Sdi di Boselli, nei fatti, è da sempre alleato della coalizione di (pseudo) centrosinistra che vede uniti postcomunisti, postdemocrisitani e schegge laiche. Purtuttavia, la nascita del partito dei Poteri forti e delle banche, il Partito Democratico, ha creato un vuoto a sinistra colmato in parte dalla nascita del movimento di Mussi che ha già inserito nel suo pantheon Palmiro Togliatti, notissimo per la sua amicizia con il dittatore sovietico Stalin e per l"avversione al socialismo liberale che pensò bene di eliminare (a tratti anche fisicamente) dalla cultura italiana sin dai tempi della Guerra di Spagna. E così ecco avvicinarsi anche Boselli il quale, dopo lo strappo con i radicali ed il "congelamento" della Rosa nel Pugno (che, va detto, fu l"unico possibile abbozzo di liberalsocialismo dell"ultimo decennio), oggi si trova con un partito che rischia l"estinzione.

Come se non bastasse, ecco arrivare anche la "vecchia guardia" del Psi: da De Michelis a Bobo Craxi, anch"essi in crisi di consensi. Tutti a voler costituire il nuovo Partito Socialista elevandosi a salvatori del prodismo. Personalmente, come ho scritto anche in un recente articolo, non penso che un progetto (ammesso che di un vero progetto si tratti) di questo tipo possa essere utile a qualcuno. Certamente non lo è al Paese che urge prima di tutto di pragmatismo e buonsenso. Non da oggi sostengo la necessità di un serio progetto capace di arrestare il declino del Paese che, volendo parlare in politichese, potrebbe concretarsi a partire dall"aggregazione di tutti i laici, liberali, liberisti, libertari, liberalsocialisti e repubblicani contro la conservazione di questa destra e di questa sinistra. E" necessario prima di tutto rilanciare non già inutili referendum abrogativi sulla legge elettorale, bensì un"Assemblea Costituente eletta su base proporzionale che riscriva le "regole del gioco" e che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. In seconda battuta è necessario un vero e concreto progetto di tutti i laici che potrebbero riunursi nell"antico ma allo stesso tempo moderno sogno dell"azionismo resistenziale e repubblicano alla Randolfo Pacciardi: il Partito della Democrazia Laica.

Un partito capace di aggregare gli innovatori (i laici, liberali, liberalsocialisti) contro i conservatori che oggi, come ieri, si chiamano postcomunisti, postfascisti, postdemocristiani e neo-pseudo-democratici. Pensiamo al progetto dell"abolizione delle Province italiane, pensiamo al potenziamento della Legge Biagi con l"introduzione di seri e congrui ammortizzatori sociali, pensiamo all"abbassamento delle imposte per piccole e medie imprese, pensiamo ancora all"abolizione immediata dell"Ici sulla prima casa. E poi ancora pensiamo ai diritti civili: dall"introduzione del matrimonio omosessuale sul modello spagnolo, alla legalizzazione dell"eutanasia, della prostituzione e dei derivati della cannabis giungendo anche a proporre la sperimentazione controllata d"eroina sul modello svizzero. E poi ancora pensiamo alla questione energetica: siamo uno dei pochi Paesi ad importare ancora energia nucleare sulla quale, diversamente e laicamente sarebbe necessario investire. Come laicamente è necessario investire nella scuola pubblica e nella ricerca scientifica. Senza dogmi e ottusità. Pena la fuga dei nostri cervelli all"estero come sta avvenendo da decenni. La nostra classe politica è arretrata ed incapace di rinnovarsi e ciò è sotto gli occhi di tutti a meno che non li si voglia coprire con due belle fettone di prosciutto. Urge un progetto serio, pragmatico, laico e, diciamolo pure con orgoglio: laicista.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario