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Uno sbaglio se l’Antitrust punisse le compagnie

Bollette pagate da chi non ha soldi

Quando ci battiamo per un mercato libero e aperto ci riferiamo proprio a questo

di Davide Giacalone - 16 novembre 2006

Anziché parlare del mercato in modo astratto, parliamo di telefonini (nomignolo affibbiato ai telefoni cellulari), così da renderci conto di quanto ci costa proteggere le rendite. Sono soldi che escono dalle nostre tasche, euro su euro, e che potremmo risparmiare se solo ragionassimo seriamente della competizione. In Italia ci sono più telefonini (67 milioni) che esseri umani, neonati compresi. Lo si deve non solo alla mania di averne più di uno, ma anche al fatto che fanno funzionare roba come gli allarmi. La cosa patologica è questa: più del 90% è prepagato. Vediamo causa e fregatura.
Il successo di questo modo di pagare è dovuto alla giustificata fobia per le bollette ed alla sensazione di potere sempre controllare e dominare la propria spesa. Errore, perché invece si spende di più. In teoria il prepagato dovrebbe comportare uno sconto, giacché consente alla compagnia telefonica un vantaggio finanziario: il cliente paga, i soldi vengono incassati, poi, con calma, telefona, se fosse un abbonato, invece, prima parla e poi paga. Succede l’esatto contrario, ovvero chi paga prima paga anche un balzello in più per questa sua generosità. Sono i costi di ricarica, e giungono fino al 33% del valore del traffico acquistato. Meno traffico compero più i costi di ricarica incidono. Detto in altre parole: più sono povero, o più sono ragazzo e più pago. Euro dopo euro, fanno 945 milioni tolti ai consumatori e consegnati alle compagnie telefoniche. Su questo è stata fatta un’indagine conoscitiva dell’antitrust e del garante delle comunicazioni che, immagino, proporranno di punire le compagnie. Strada sbagliata.
Il mercato delle telecomunicazioni italiano è ancora troppo poco aperto alla competizione, rendendo possibile la protezione di rendite come quella descritta. Da noi non ci sono gli operatori mobili virtuali, ovvero gestori che competono abbassando i prezzi o fornendo nuovi servizi, e non ci sono perché il governo li tiene al palo. Siamo anche l’unico Paese europeo che non ha ancora assegnato licenze per la larga banda senza fili (wifi e wimax) capace di far funzionare i cellulari spendendo meno. Morale: meno concorrenza, meno sviluppo, più accordi collusivi, più costi per tutti noi. Quando ci battiamo per un mercato libero ed aperto è a questo che ci riferiamo.

www.davidegiacalone.it

Pubblicato su Libero del 16 novembre 2006

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario