ultimora
Public Policy
  • Home » 
  • Archivio » 
  • Bettino Craxi a otto anni dalla morte

Il protagonista dell’Italia “che cambia”

Bettino Craxi a otto anni dalla morte

C'è bisogno di spirito craxiano per ridare al nostro Paese la dignità che merita

di Luca Bagatin - 21 gennaio 2008

Otto anni fa moriva Bettino Craxi, uno fra i più grandi statisti che l"Italia abbia mai conosciuto. Moriva ad Hammamet, in Tunisia, in esilio forzato a causa della Falsa Rivoluzione giustizialista che aveva colpito in particolare lui: il nemico da abbattere, colui il quale era inviso ai Poteri Forti, alla sinistra democristiana, ai postcomunisti, ai "maitre à penser au caviar", ai postfascisti ed ai leghisti. Bettino Craxi: protagonista dell"Italia degli anni "80, quella "che cambia", tanto per citare lo slogan del Psi di quegli anni. Un"Italia che allora entrava fra i Grandi della Terra, famosa per il "Made in Italy", con un"inflazione ridotta ad una cifra. Un"Italia di Pentapartito (retta infatti da una coalizione comprendente Dc, Psi, Psdi, Pri e Pli) con la voglia di nuova modernizzazione proprio grazia a Craxi che resse uno fra i governi più longevi della Repubblica (dal 4 agosto 1983 all"1 agosto 1986).

Politico dal pugno di ferro e dal piglio genuinamente autoritario, fu l"unico leader socialista capace di trasformare il Psi in un partito autenticamente europeo ed europiesta, innovativo ed interclassista, capace di coniugare i simboli della tradizione (con il Garofano, simbolo della Comune di Parigi) con quelli della modernità (si pensi alle sfarzose scenografie dei Congressi del Psi di quegli anni realizzate dall"architetto Filippo Panseca). Vilipeso dai conservatori si ogni colore sin dalla sua affermazione in politica alla fine degli anni "70, Craxi riuscì a tenere testa sia ai Poteri Forti rappresentati dalla grande industria (Fiat in primis), dai grandi gruppi bancari ed editoriali; sia all"ingerenza degli Stati Uniti nel nostro Paese con l""affaire Sigonella"; sia alla sinistra conservatrice rappresentata dal più forte Partito Comunista d"Occidente, quello del moralista Enrico Berlinguer; sia al terrorismo internazionale; sia alla logora e vetusta Rai Tv, arrivando a contrapporle le nascenti e frizzanti reti Fininvest di Silvio Berlusconi, agevolando la loro ascesa.

Senza Bettino Craxi, poi, il Partito Socialista Italiano sarebbe sicuramente morto alla metà degli anni "70, fagocitato dai comunisti ai quali i predecessori di Bettino strizzavano l"occhio da tempo. Ed invece, la nuova generazione autonomista dei quarantenni, i nenniani, quella che aveva conosciuto la Rivoluzione anticomunista ed antiautoritaria d"Ungheria del "56, riuscì a conquistare e a ricostruire il partito.

Dal "76 al "92, Bettino Craxi fu leader indiscusso del socialismo italiano, mediterraneo (quello più anticomunista ed antiautoritario dei Gonzales, dei Soares e dei Papandreu) ed internazionale. Il resto, è storia recente: vilipeso dal conservatorismo e dall"autoritarismo italiano, nonostante avesse denunciato in Parlamento (fu l"unico a farlo, nel silenzio più totale dell"Aula) che il sistema di finanziamento ai partiti era illegale per TUTTI i partiti e che non riguardava solamente i partiti democratici di governo (anzi, i comunisti erano abbondantemente foraggiati, non solo da codesto sistema, ma addiritttura dalla dittatura sovietica), per evitare il linciaggio (alimentato dai mass media) ed il carcere quale unico capro espiatorio, decise di abbandonare l"Italia per raggiungere la Tunisia, Paese che lo aveva sempre amato ed accolto, ove possedeva una casa tutt"altro che faraonica (altro che villa, come spacciato dai mass media dell"epoca !). Oggi Betttino Craxi è stato, per così dire, "riabilitato" e non c"è libreria che non ospiti sue biografie o volumi a lui dedicati.

Personalmente non penso che egli abbia mai avuto bisogno di fantomatiche "riabilitazioni". Il Nostro fu vero leader e seppe dimostrarlo sino alla fine. Di fronte a lui fanno davvero sorridere i vari Veltroni, Prodi, Berlusconi, tutti i traditori dell" “Italia che cambia", dell"Italia craxiana della Prima Repubblica: quella dell"innovazione. Oggi, non a caso, il nostro Paese è ad un punto morto: il lavoro è sempre più raro e precario; i prezzi e le imposte aumentano sempre di più e la presenza dello Stato nella vita privata dei cittadini è sempre più insostenibile. Diciamocela tutta: l"Italia sta diventando davvero un Paese di serie B. Quanto al socialismo....oggi esistono sin troppi partitini che si richiamano al Psi di Craxi, ma nessuno può dirsene vero erede. Coloro i quali li hanno costituiti, o non sono ancora veri leader a causa della loro giovane età, oppure, nella maggior parte dei casi, sono vetusti arnesi che già ai tempi gloriosi del Garofano hanno avuto tutto dal partito (fama, danaro, potere), ma hanno abbandonato Bettino nel momento del bisogno....per poi ricomparire nella Seconda Repubblica quando i cattocomunisti o i clericofascisti, saliti al Potere, hanno avuto loro da dare qualche cadrega (sic!).

Gli unici socialisti che personalmente stimo moltissimo sono davvero pochi: Paolo Pillitteri, ex sindaco di Milano, che ho avuto modo di conoscere personalmente qualche anno fa nella redazione milanese del quotidiano l"Opinione e che da tempo si è ritirato dalla politica per dedicarsi al giornalismo, nonché recentissimamente ha pubblicato la biografia degli anni giovanili di Craxi: "Quando Benedetto divenne Bettino"; Carlo Tognoli, altro ex sindaco di Milano ed ottimo storico del Socialismo italiano e per finire Aldo Chiarle, mio amico personale, ex partigiano e fervente opinionista dell"Avanti dal 1945. Tutte persone che furono sempre vicine a Craxi, sino all"ultimo. Ciò che possiamo augurarci, proprio grazie al materiale che oggi abbiamo sulla storia del Psi di Craxi, è che le nuove generazioni abbiano la voglia e la pazienza di approfondire questa storia italiana. Mai come oggi c"è bisogno di spirito craxiano (ma anche lamalfiano, degasperiano, einaudiano, saragattiano), ovvero politicamente e genuinamente appassionato per ridare al nostro Paese la dignità che merita.

www.lucabagatin.ilcannocchiale.it

Social feed




documenti

Test

chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario