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La farsa delle liberalizzazioni all’italiana

Bersani? Un barman sovietico

Il ministro si spaccia per liberalizzatore ma ha portato solo tariffe fisse e mercato nero

di Davide Giacalone - 29 marzo 2007

Quando la politica si mette a fare i gargarismi con il mercato e le liberalizzazioni o prevalgono le idee chiare, o il risultato saranno gorgheggi cacofonici. Il ministro Bersani, poi, è stato abilissimo nell’agitare la bandiera senza badare troppo alla sostanza, e siccome in molti hanno incautamente sparacchiato sullo stendardo lui può, impropriamente, fregiarsi del titolo di “lord liberalizzatore”.

Se si parlerà seriamente di liberalizzazioni i temi sul tavolo saranno quelli delle municipalizzate (autentici potentati locali, rendite di posizione al servizio della politica), delle poste (che ora vogliono, per la terza volta, far rientrare lo Stato nelle telecomunicazioni), dei trasporti, ferrovie in testa, dell’energia (dove il paradosso sarà quello di aprire il mercato non alla concorrenza, ma alla commercializzazione curata dai produttori russi). Le lenzuolate bersaniane si tengono a prudente distanza da tutto questo. Vabbé, diranno i ben disposti, ma almeno buona parte delle cose fatte sono pur sempre giuste. Certo, anch’io ho scritto che aprire il mercato dei taxi o la vendita dei farmaci da banco fuori dalle farmacie, erano cose buone e giuste, così come ho scritto che intervenire per decreto su una tariffa telefonica è l’esatto contrario della liberalizzazione. Ma troppo spesso ci si accontenta dei proclami e poi si trascura la realtà. Guardate i taxi: le licenze non sono aumentate, le macchine disponibili sono sempre le stesse, le tariffe sono amministrate e sono destinate ad aumentare. Il contrario di quel che Bersani aveva annunciato.

A Roma si sono adottati i prezzi fissi per l’aeroporto, ma si pagano 40 euro se la macchina è romana, 60 se di Fiumicino. Direte: nessuno prenderà mai un taxi di Fiumicino. Lo prendono, perché ci sono file in stile moscovita e transenne che impediscono di caricare e partire se il primo taxi non si è tolto di mezzo, il che significa che discussioni e ritardi diventano oggetto di rivolta popolare. La situazione è così demenziale che fiorisce il mercato parallelo delle auto a noleggio o quelle del tutto irregolari.

Il cocktail di tariffe fisse, transenne e mercato nero si serve non al banco delle liberalizzazioni, ma a quello della pianificazione sovietica. Lo dico per chiarezza, e per riconciliare Bersani con la sua storia.

www.davidegiacalone.it

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