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Bersani e Stiglitz

Un liberale non innamorato del mercato racconta la sua biblioteca

di Livio Ghersi - 23 febbraio 2012

Leggo un"intervista a Marco Follini, titolata: "Dirò sì al testo. Il partito non dia ordini" (nel "Corriere della Sera" del 23 febbraio 2012, p. 3). Follini mi è simpatico; normalmente, dice e scrive cose di buon senso. Penso, dunque, che quel titolo, che sembra una dichiarazione di guerra, non rispecchi fedelmente il suo pensiero. Si sa che i titoli sono redazionali. Però, nel testo dell"intervista, viene riportato che l"intervistato avrebbe dichiarato: «Mi comporterò da parlamentare di maggioranza e da tifoso del Governo. Non mi convince un partito appiattito sulla linea sindacale». Si discute della riforma del mercato del lavoro che il Governo Monti si accinge a presentare in Parlamento ed il "partito" è il Partito Democratico. Qualunque lettore potrebbe intendere che Follini sia pronto a dissociarsi pubblicamente dalla linea ufficiale del PD, perché, in ogni caso, farà prevalere il proprio essere "tifoso del Governo". L"intervista va ricondotta ad un clima che si respira nel Partito Democratico. Veltroni, Fioroni, Enrico Letta e tanti altri che sarebbe troppo lungo elencare sembrano impegnati in grandi manovre contro la linea politica dell"attuale Segretario Bersani. Anche un "padre nobile" come Eugenio Scalfari partecipa alle grandi manovre, bacchettando quei giovani della Segreteria che vorrebbero caratterizzare il partito in senso "socialdemocratico". Non sono iscritto al PD e non ho mai voluto farne parte. Mi sembra, tuttavia, paradossale che si dimentichi che fino all"11 novembre del 2011 la carica di Presidente del Consiglio dei ministri era ricoperta da un tal Silvio Berlusconi, e che il Partito Democratico, proprio con l"attuale Segretario, è stato determinante perché si potesse voltare quella pagina non propriamente gloriosa per la vita nazionale, e si passasse ad un nuovo Governo che appare più affidabile rispetto alla gravità dei problemi con cui bisogna misurarsi. I "tifosi" di Monti, quindi, dovrebbero pur sempre ringraziare Bersani. Quanto meno, hanno percorso un lungo e difficile cammino insieme a lui, con risultati alla fine positivi.

Il dibattito interno al PD può servire a fare chiarezza ben oltre gli interessi ed il destino di questo partito. Per questo me ne occupo. In questo periodo sto leggendo un libro di Joseph Stiglitz, il cui titolo originale è "Freefall. America, Free Markets, and the Sinking of the World Economy" (ossia: "Caduta libera. L"America, il libero mercato ed il cedimento dell"economia mondiale"). Il titolo della traduzione italiana è più banale: "Bancarotta. L"economia globale in caduta libera" (Einaudi, 2010). L"inadeguatezza della nostra classe politica, nella sua media, consiste proprio nel fatto che non legge libri di questo tipo. I quali, invece, non soltanto andrebbero letti, ma anche attentamente studiati, sottolineando i punti salienti e scrivendo le glosse a margine, come fanno gli studenti universitari diligenti. Per quanto mi riguarda, amo definirmi di cultura liberale. Ma sono tutt"altro che un convinto liberista, non mi sono mai piaciuti né Reagan né la Thatcher, provo crescente insofferenza nei confronti delle teorizzazioni degli anarco-capitalisti. Penso che le chiacchiere sulla "mano invisibile" che consentirebbe al libero mercato di autoregolarsi e di trovare sempre la soluzione ottimale nell"allocazione delle risorse, siano autentiche e conclamate sciocchezze. La crisi del 2007/2008 contiene in sé tutte le possibili risposte per chi desideri rendersi conto della pericolosità della teoria della sovranità dei mercati e dei danni devastanti che ha procurato. Grazie alla "deregulation" si è persa ogni distinzione tra le tradizionali banche commerciali e le banche d"investimento. Quando si comprenda il meccanismo della truffa dei mutui "subprime", della loro cartolarizzazione e trasformazione in titoli tossici diffusi in tutto il mondo, con la benedizione delle Agenzie di rating, la fiducia nelle magnifiche sorti e progressive del liberismo economico non può non essere scossa. La logica del capitalismo dovrebbe essere quella che chi è inefficiente fallisce, chi sbaglia paga. Ma questo vale soltanto per la gente comune. Si va in Grecia e si maramaldeggia, imponendo tot licenziamenti l"anno, o pretendendo che venga ridimensionato l"ammontare minimo di pensioni e stipendi. Vergogna! Invece, per le grandi Banche degli Stati Uniti, per i loro dirigenti, si approva il Piano TARP ("Troubled Asset Relief Program"): un regalo da 700 miliardi di dollari. Ed i dirigenti di queste Banche, che tanto hanno ben meritato, al punto da determinare una crisi economico-finanziaria mondiale, non soltanto non vengono puniti, non soltanto non vengono rimossi, ma sono liberi di mettersi in tasca parte cospicua dei fondi pubblici, provenienti dalla generalità dei contribuenti. Sbaglio, o non è successo recentemente anche nell"Unione Europea che il sistema bancario sia stato ricapitalizzato con denaro fornito dalla BCE a bassissimo costo?

Eugenio Scalfari sa benissimo cosa sia un "liberal" nord-americano; che è cosa sensibilmente diversa da un socialdemocratico europeo, non foss"altro perché si è formato leggendo libri che ben poco hanno a che vedere con Karl Marx ed il pensiero marxista. Per studiare l"economia e comprenderne le dinamiche, consiglio appunto di cominciare a leggere, in dosi massicce, autori come quelli che di seguito elenco, i quali tutti hanno scritto buoni libri divulgativi: Galbraith (per i suoi studi sui gruppi di comando delle corporations, ossia delle imprese multinazionali), Stiglitz (per i suoi studi sulla globalizzazione), Krugman (per la sua critica spietata nei confronti della Supply-side Economics). Liberals nordamericani, i quali però sono tutti riconducibili alla lezione di un economista europeo: Keynes. Per quanto riguarda l"Italia, Federico Caffè era uno studioso serio. Tra quanti purtroppo non ci sono più, mi piace molto pure Ernesto Rossi, il quale — anche se passa per economista liberista — di fatto è stato sempre contro i "padroni del vapore" e, scrivendo di economia, ha sempre raccontato la realtà così com"è. Ritorniamo al punto da cui siamo partiti. Oggi bisogna che maturi una coscienza politica rispettosa della dignità umana ed insieme rispettosa dell"ambiente naturale. Con una chiara visione che non si può puntare su qualunque cosa faccia crescere l"economia. Che fra le possibili iniziative economiche, si deve scegliere e selezionare, avendo sempre di mira la sostenibilità ambientale e la qualità della vita. Per l"elaborazione di una nuova politica economica, fra gli obiettivi prioritari oggi ci deve essere quello di contrastare la finanziarizzazione dell"economia e di ridimensionare il più possibile il potere dei mercati finanziari.

Di politici di professione preoccupati di promuovere e salvaguardare gli interessi delle Banche e della Finanza, ce ne sono già troppi in giro. Purtroppo, molti fra questi si dicono "liberali". Veltroni ed i suoi amici potrebbero rivelarsi generali senza truppe e ritrovarsi in un"aggregazione centrista fin troppo affollata da aspiranti leaders. La mia conclusione è che, dal punto di vista sistemico, ossia nell"interesse del migliore funzionamento del sistema politico, sia preferibile un Partito Democratico attestato sulla linea Fassina, piuttosto che sulla linea Ichino. Gli appassionati fautori della flessibilità del rapporto di lavoro, tanto nella fase iniziale quanto in uscita, trarrebbero grande giovamento dallo studiare il concreto funzionamento del sistema di ammortizzatori sociali negli Stati Uniti, cui Stiglitz accenna nel libro citato. I singoli Stati della federazione degli Stati Uniti d"America sono tenuti al pareggio di bilancio. Quindi, quando l"economia va male, possono essere costretti a licenziare parte dei pubblici dipendenti. I sussidi di disoccupazione che i singoli Stati possono erogare coprono, di base, 26 settimane (ossia, sei mesi). Il Congresso può autorizzare sussidi di disoccupazione finanziati a livello federale, per prolungare l"assistenza ai disoccupati, dopo che si sia esaurito il periodo coperto dagli Stati. Questa integrazione federale è arrivata a coprire un massimo di 73 settimane. Altro non c"è. Ovviamente, l"economia degli Stati Uniti finora è stata molto più dinamica e, quindi, offre la possibilità di trovare alternative occupazionali. Da noi tutti sanno bene che non è così; quindi i nostri giovani, se potessero scegliere, preferirebbero tutti "annoiarsi" in un posto fisso.

In futuro il PD potrà chiamarsi anche in modo differente, ma è utile all"Italia che ci sia un robusto partito "di Sinistra", nel senso dell"impegno per l"emancipazione umana, un partito che cerchi di sviluppare buone analisi critiche della realtà e che si sforzi di costruire politiche alternative. Si definisca pure socialdemocratico, purché abbia una linea politica chiara, ben argomentata, e duratura nel tempo, senza continue oscillazioni. Il mio partito ideale non esiste: un partito genuinamente liberale, rispettoso del sentimento religioso, attento alla buona amministrazione, credibilmente portatore di quei valori piccolo-borghesi di cui Arturo Carlo Jemolo fece l"elogio in uno dei suoi ultimi articoli ("Elogio del piccolo borghese", pubblicato nel quotidiano "La Stampa" il 24 agosto 1980). Valori per i quali si può essere contrari al progetto dei Treni ad alta velocità in Val di Susa, contrari al progetto del Ponte sullo Stretto di Messina, solidali con il popolo greco, molto critici verso il funzionamento dell"Unione Europea. Anche nei confronti di Mario Monti e dei suoi ministri occorrerebbe chiarezza. Il massimo della gratitudine per il difficile compito che hanno accettato di svolgere nell"interesse dell"Italia, ma consapevolezza che questo Governo ha carattere straordinario ed ha un orizzonte temporale necessariamente limitato. Non vedrei bene una prosecuzione nella successiva legislatura. Per essere sinceri fino in fondo, non vedrei bene nemmeno la carica di Presidente della Repubblica per Monti. Non perché non abbia le qualità personali per ricoprirla; ma in quanto quella carica ha una funzione di complessiva garanzia, mentre Monti mi sembra troppo debole (o troppo consenziente) rispetto alle logiche oggi dominanti nell"Unione Europea. Non potendo essere quello che vorrei, ossia un dignitoso militante del mio partito ideale, finirò per rassegnarmi ad essere un occasionale elettore di un partito caratterizzato a Sinistra. Come del resto, mi è già capitato in passato.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario