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Verso il 2013

Berlusconi VS Renzi

Se Renzi vince le primarie, crolla anche l'impianto del centrodestra, o quel che ne è rimasto. Per questo il Cavaliere ha subito provato ad azzoppare il sindaco di Firenze

di Davide Giacalone - 18 settembre 2012

Non è vero che Silvio Berlusconi promette la rivoluzione liberale e l’abbassamento delle tasse da diciotto anni. O, almeno, è vero, ma non è per quello che vinse le elezioni nel 1994.
Allora la sua doppia alleanza, al nord con la Lega e al sud con Alleanza nazionale, prese una valanga di voti perché fu l’unico, della classe dirigente italiana, ad opporsi ad un disegno scellerato, che voleva consegnare agli appena ribattezzati comunisti, sconfitti dalla storia, il governo d’Italia e il potere legislativo. In combutta con la magistratura d’assalto. Quella fu la stagione del merito, per Berlusconi. Ma è finita da un pezzo.

Nel 2001 vinse nuovamente le elezioni e governò a lungo. Nel 2008 le ha vinte ancora, e ha governato per tre quarti della legislatura. Queste sono due esperienze fallimentari. Le stagioni in cui il programma annunciato è stato tradito, i sogni evocati sono svaniti. Nel corso di quegli anni qualche tassa è stata effettivamente cancellata, ma la pressione fiscale è cresciuta. Assieme a quella è cresciuta anche la spesa pubblica. L’esatto contrario di quel che era stato detto.
Oggi Berlusconi torna sulla scena e dice: per uscire dalla crisi occorre far diminuire le tasse. E’ vero, ha ragione. Ma è anche un’affermazione priva di sugo, se non anticipata da una diminuzione della spesa e un dimagrimento dello Stato. Dov’è la ricetta per ottenere ciò? Non che manchino, solo che non sono state abbracciate e praticate da lui e dal suo partito (anzi, in molte sedi locali il Pdl si distingue per il contrario).
Dice, sempre Berlusconi: si deve cancellare l’Imu. Ma è stato il suo governo a introdurla, sebbene escludendone la prima casa. Oggi si dovrebbe fare un ragionamento diverso: l’imposta sul patrimonio (tale è l’Imu) non è ingiusta in sé, ma occorre una seria riforma del catasto, in modo che i poveri non risultino più patrimonializzati dei ricchi, e occorre rendere deducibile la patrimoniale, altrimenti pago due volte: la prima volta sul reddito, vedendo tassati anche i soldi che darò allo Stato.
Siccome escludo che fra tanta gente che frequenta le stanze del Pdl non ce ne sia uno in grado di compitare riflessioni così semplici, è evidente che se si torna a battere tasti così logori, in modo così superficiale, e con il corale risultato di sentirsi dire che da diciotto anni si ripetono le medesime promesse, è segno che la riflessione politica è inchiodata al passato. E, intendiamoci, non è detto che non funzioni, dal punto di vista elettorale, dato che Berlusconi dirà, ancora una volta: volete lasciare il governo nelle mani di una sinistra così inaffidabile e divisa all’interno?

In effetti, quella è la prospettiva. Ma crede, forse, che dalle sue parti le cose siano messe meglio, più omogenee e con idee più chiare? Se ha quest’impressione è giusto comunicarglielo: non ci crede nessuno. Gli elettori potranno essere, ancora una volta, presi per paura o per avversità, ma all’indomani delle elezioni saremo punto e a capo, nell’incapacità di governare. Guardate quel che stanno combinando in Sicilia e terrorizzatevi: tre gruppi si contendono la vittoria, tutti e tre sono coinvolti nella gestione di Raffaele Lombardo, nessuno dei tre prenderà la maggioranza e tutti e tre sommati non prenderanno la metà dei voti dei siciliani. Ecco, di cosa sono capaci, i partiti di oggi. Nessuno escluso.

Per questo è necessario che le persone con un pizzico di cervello e un brandello di coraggio rompano l’incubo. Non è detto ci riescano subito, ma è sicuro che senza provarci si consegnano alla rovina, assieme agli altri. Matteo Renzi ci prova, ed è un merito. Credo che affermando “ha le nostre stesse idee” Berlusconi abbia cercato di azzopparlo. Perché se Renzi vince a sinistra viene giù anche la destra. Perché se si esce da questo gioco demenziale del contrapporsi al vuoto con il vuoto, del fronteggiarsi di coalizioni salsiccia, i cui ingredienti sono incompatibili fra di loro e utili solo a fregare gli avversari, se si rompe questo schema che ci fa precipitare allora la politica riacquista la sua dignità, riportandola anche all’Italia. Chi non lo capisce resterà sotto le macerie. Alcuni per la seconda volta in venti anni. E’ un record.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario