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Il collante di centro destra e centro sinistra

Berlusconi e la successione

Il sistema politico italiano ha bisogno di idee e forze nuove, non di aspiranti leader

di Davide Giacalone - 28 novembre 2006

Le immagini del malore che ha colto Silvio Berlusconi sono drammatiche, anche commoventi per la sua voglia di non mollare. Fortunatamente la causa è meno grave, lui è già restituito alla battaglia politica e noi al ragionar di questa. L’occasione torna scaramanticamente utile per ricordare l’inutilità della gara a succedergli, giacché il suo posto non sarà preso da nessuno, mai. Chi ragiona in termini diversi ha capito poco degli ultimi quindici anni, e, per ciò stesso, mostra di non avere stoffa per nulla di rilevante.
Berlusconi non è solo il collante del centro destra, lo è anche del centro sinistra. Dal 1994 Berlusconi è il perno attorno al quale ruota la politica italiana, lo è divenuto occupando lo spazio elettorale di un mondo che non ha mai perso le elezioni, ma che fu eliminato in modo cruento ed irregolare. Vinse le elezioni e poi perse il governo, perché il colpo di palazzo aveva ancora forza, ma l’operazione storica era già compiuta essendosi sbarrata la strada ad una sinistra che, colma di colpe e di crimini, s’era candidata a servire gli interessi peggiori del mercato. Da quel momento regge l’intero sistema, coalizzando anche chi gli si oppone. Prodi è una figura irrilevante, D’Alema il figlio di un partito che non c’è più, nessun altro ha quel ruolo di perno.
Il fatto è che il sistema si è bloccato, incapace di pensare il futuro ha però la forza di imbrigliare il presente. La rivoluzione liberale del centro destra è stata mancata, e la sinistra al governo è conservatrice, corporativa, priva di progetto politico. Il tema non è la successione ad un uomo che ancora combatte, ma la necessità di dare idee, forze, idealità nuove alla politica italiana. Berlusconi se ne rende conto, ed è questo il tema che stava svolgendo, è questo il tema che agita la necessità di formazioni più dinamiche e più vaste. Il tema è quello di sconfiggere il cinismo palazzocentrico del tirare a campare, delegando la prima linea di fuoco a chi, poi, si pretende pure di sostituire. Ed è un tema che riguarda tutti, attorno al quale annaspano gli animi deboli, quelli di chi si dice favorevole alla Costituente ma poi dice che Prodi non si tocca, quelli di chi crede che centrale sia l’investitura a leader del centro destra. I leaders li fa la storia, mica quattro nemici al bar.

Pubblicato su Libero del 28 novembre 2006

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario