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I discorsi di fine anno di Napolitano e Monti

Berlusconi e Alfano rompano ogni ambiguità con il Carroccio

La perdita di potere della Lega è causa dei numerosi attacchi di Bossi al tricolore

di Savino Pezzotta - 03 gennaio 2012

In questo fine e inizi d"anno abbiamo, per serietà politica, prestato molta attenzione alla conferenza stampa del presidente del Consiglio e al messaggio agli italiani del presidente della Repubblica. Sono stati due interventi che, a mio modesto avviso, hanno ridato dignità al discorso politico. Si può magari dissentire su alcuni dei contenuti, ma non sulla tensione ideale, morale e politica che li animava. Dobbiamo soprattutto essere grati al presidente della Repubblica di averci fatto sentire orgogliosi di essere contemporaneamente cittadini italiani ed europei.

Aver dato senso etico e politico a questa doppia appartenenza da un lato contribuisce a stemperare le chiusure identitarie e, dall"altro, a mettere in luce quanto di più promettente si possa prospettare per l"avvenire del mondo. In un momento in cui sembra chiudersi un ciclo di cinque secoli in cui l"Occidente orientava il mondo, solo un"Europa unita può, in questa fase di mutamenti epocali sul terreno della geoeconomia e geopolitica, dell"emergere di conflitti civili per la democrazia come sta succedendo nei Paesi arabi, essere un punto di riferimento e una garanzia di giustizia e Pace. Avendo avuto la grazia di partecipare alla marcia per la Giornata Mondiale per la pace che si è tenuta a Brescia la sera di Capodanno, ho colto come le ragazze e i ragazzi che riempivano le strade della "Leonessa d"Italia" con le fiaccole accese, che sostavano per pregare e riflettere sotto la guida di maestri di fede e di umanità, aspirino e sperino a questa prospettiva.

I giovani per effetto delle nuove forme comunicative, per quello che sentono dentro vedono il futuro collocato in spazi più ampi di quelli che noi adulti abbiamo delineato, la nozione confine sembra essere sparita dal loro pensiero per far posto alla connessione, alla rete e a luoghi di scambio, convivialità, amicizia, accoglienza, lavoro e dignità. L"Europa e la sua unità rappresentano la prospettiva entro cui gli ideali di pace e di giustizia, di nuovi stili di vita e di relazioni umane intense possono, più che altrove, trovare una loro declinazione istituzionale, sociale e culturale. Ma nello stesso tempo in cui pensiamo con passione all"Europa sappiamo che la sua costruzione non può prescindere dalla coesione nazionale. Ecco: a me sembra che i messaggi di Monti e di Napolitano andassero in questa direzione. Tocca all"Europa essere un punto importante per la libertà, la giustizia e la pace nel mondo, non solo per le sue basi culturali, ma anche e soprattutto per aver vissuto i più grandi orrori della storia moderna: due guerre mondiali, il colonialismo, i totalitarismi, e sperimentato le forme più estreme e disumane dei campi di stermino e di concentrazione. Chi ha vissuto l"abisso dell"orrore non può che cercare le vie perché non questo si ripeta.

La memoria è la salvezza dell"Europa e tramite di essa del Mondo. Ed è partendo dal valore politico ed etico di ciò che abbiamo sentito dire dal presidente del Consiglio e confermato dall"alto magistero del presidente della Repubblica che sento come intollerabile quanto detto dal senatore Bossi alla"Berghem Frecc"che si è tenuta ad Albino in provincia di Bergamo. Parole e gesti che non avrei mai voluto mi fossero riportati. Essere all"opposizione è diverso rispetto a essere al governo, consente una certa libertà ma richiede anche delle responsabilità, come l"Unione di Centro ha dimostrato in questi tre anni. L"impressione che si ricava dai comportamenti leghisti di queste settimane è che, dopo aver gridato per tanto tempo contro Roma, oggi il Carroccio soffra molto la sindrome della perdita di potere. Venuto meno il potere, allora ci si prende la libertà di attaccare il presidente della Repubblica che viene accusato di aver voluto «riempirci di tricolori, sapendo che non piacciano alla gente del Nord».

Affermazione che è subito falsificata dalla realtà se penso a quanti tricolori sventolavano e adornavano la mia città; o, per fare un altro esempio, a quante coccarde tricolori stavano nei capelli, ai foulard di quel medesimo colore che ornavano tante belle ragazze e donne durante la manifestazione nazionale degli Alpini. Il tricolore, checché ne dica il senatore Bossi, fa parte della storia e della tradizione delle popolazioni del nord d"Italia: non è un caso che sia nato a Modena. È altrettanto grave che un senatore della Repubblica, facendo riferimento alle guerre risorgimentali, dichiari che «tutti i giovani morti stavolta sparerebbero dall"altra parte». Siamo alla mistificazione storica. Sappiamo senza tema di smentite che i volontari bergamaschi che confluirono a Quarto rispondendo all"appello di Garibaldi per l"Unità d"Italia: lo fecero resistendo anche ai tentativi di dissuasione che una parte del clero bergamasco tentò di esercitare. Erano animati da un desiderio di libertà e sapevano che la libertà poteva venire solo dall"Unità nazionale. «Unità e libertà» credo sia un motto che vale anche ora per l"Italia e per l"Europa.

Ricordo anche che diversi miei concittadini, dopo aver combattuto per l"Unità d"Italia, combatterono anche per la libertà della Polonia. È motivo di orgoglio per ogni orobico sapere che davanti al Parlamento polacco c"è la statua di Francesco Nullo, bergamasco, garibaldino, italiano e combattente per la libertà in Europa. Non poteva mancare, nel furore bossiano generato dalla perdita del potere romano, un attacco alla Chiesa e ai preti rilevando ancora una volta il fondo anticlericale e paganeggiante del movimento leghista. Mi si dirà di non farci caso, che è «voce dal sen figgita», ma proprio per questo rivelatrice di pensieri profondi e di desideri inconsci. Quando non si deve più mantenere il potere e le seggiole romane e si torna all"opposizione, riemergono i riti celtici, le forme di neopaganesimo e gli insulti verso i Vescovi e i preti. La Lega sta rilevando il suo vero volto. E infine ritorna il mito della secessione che Bossi ha invitato a definire «indipendenza».

Ridurre tutto questo a semplice folclore leghista può servire a sminuire la portata politica dell"insieme di queste affermazioni, ma non ne modifica il senso valoriale. Sicuramente la Lega ha messo in atto una sorta di recupero di consenso verso l"elettorato della pianura padana e veneta, delle valli cisalpine, retiche e giuliane e del litorale adriatico, ma comunque sta perdendo il suo "fascino" e lo dimostrano gli atteggiamenti più morbidi di alcuni amministratori locali e regionali. Le persone che vivono nel Nord d"Italia, che forse per un certo periodo hanno «lisciato il pelo» alla Lega nella speranza di ottenere qualche vantaggio sul piano fiscale o sul terreno del federalismo, oggi iniziano a rendersi conto che la gravita della crisi economico-finanziaria ed occupazionale impone scelte diverse e di coesione nazionale. E si chiedono se è possibile che in questo rivolgimento geopolitico dove l"Italia è più piccola di una delle più piccole province dei paesi emergenti, può, da sola, sostenere la competizione mondiale, e se non la regge l"Italia, mi chiedo, la può forse reggere la Padania?

Tutti si è consapevoli che con l"avvento del governo Monti si è avviata una nuova fase politica, ma questa convinzione richiede chiarezza negli atteggiamenti politici che vengono assunti e praticati. Occorre che le forze politiche per come sono e per come vorranno essere, rendano chiari i punti di riferimento che vogliono rappresentare, sia sul piano dei valori, che della questione sociale che oggi con la crisi è tornata alla ribalta. La consapevolezza che nulla sarà come prima chiede che anche il rapporto e il confronto con la Lega diventi sempre più chiaro.

Ci si deve chiedere se la solidarietà nazionale e quella sociale, l"amore per il prossimo, l"accoglienza, la giustizia, la compassione, la fiducia, la prospettiva europea sono conciliabili con la cultura del respingimento, della esclusione, della separazione, della diffidenza verso il diverso e con l"ipotesi di chiudersi nella Padania? Si sa che s"agita una sorta di dibattito sotterraneo sulle alleanze future, vorrei che in questa discussione si debba necessariamente tener conto delle posizioni della Lega.

Convinto che il riferimento tradizionale ad alcune definizioni politiche come "destra, centro, sinistra" debbano essere ripensati rendendo palesi i temi che si vogliono declinare sul terreno politico, istituzionale, sociale e morale. In questo contesto di ripensamento, è chiaro che i pensieri agitati dalla Lega non possono essere accolti da chi si rifà alla storia democratica e sociale dell"Italia e dell"Europa né possono lasciare indifferenti per mero opportunismo politico. Su questo occorre essere chiari da subito.

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