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L’artista si evolve in politico presenzialista

Benigni sarà Ministro per la Cultura?

Le continue apparizioni sono un sostegno all’Unione o solo propaganda per il nuovo film?

di Paolo Bozzacchi - 17 ottobre 2005

E bravo Pinocchio! Roberto Benigni ha la fama dell’artista poco mondano, ritirato, che frequenta poco la televisione e gli eventi pubblici. Di solito è un miracolo incontrarlo, e pochi sono riusciti nell’impresa, magari quando taccuino alla mano pranza a tarda ora nelle trattorie di Testaccio.

Ebbene, dalla notte bianca dello scorso 17 settembre fino all’uscita nelle sale del suo nuovo film (venerdì scorso), l’artista toscano, ma romano d’adozione, ha bruciato in fretta tutte le tappe sulla via del presenzialismo quasi ingombrante.

Ha iniziato con l’imitazione di Berlusconi e i grandi abbracci a Veltroni, sul palco allestito per inaugurare la notte bianca il mese scorso. Da quel giorno, poi, non si è fermato più.

Nell’ultima settimana è intervenuto al Tg1 per presentare “La tigre e la neve”, e si è cimentato in una parodia del contratto con gli italiani che il Premier firmò nel 2001 da Bruno Vespa. “Il film è bello, se non vi piace do le dimissioni”, ha dichiarato. Riuscendo ancora una volta a utilizzare la Tv pubblica a scopi più politici che artistici. Ha poi confermato le sue doti di politico provetto, tenendo un comizio al cinema Capranica per gli addetti del settore cinematografico, in sciopero contro la Finanziaria. Infine, ciliegina sulla torta, ha presenziato il concerto diretto la scorsa settimana da Claudio Abbado al Parco della Musica, strappando applausi a scena aperta.

Come mai tutta questa voglia di visibilità? Avrà forse deciso di fare un po’ di autopromozione dando ascolto alle pesanti parole della critica ricevute al festival di Venezia o ha iniziato la propria mobilitazione per la campagna elettorale dell’Unione proprio mentre nelle sale sta uscendo il film prodotto da “mamma Rai”? Intanto gli incassi del primo fine settimana parlano chiaro: 3 milioni di euro, contro i 7 che furono di “Pinocchio”. Una sconfitta abbastanza sonante rispetto alle attese. Hai voglia a dire che venerdì sera c’era lo sciopero delle sale, sabato era bel tempo e domenica si sono tenute le primarie.

“Il vero vincitore sono io. Prodi ha fatto tre milioni alle primarie. Io quattro al cinema”. La realtà, caro Benigni, è esattamente il contrario. Il risultato del film è mediocre. Con una distribuzione da kolossal americano (955 sale), si poteva e doveva fare molto di più. Evidentemente la pellicola non è in sintonia con le attese del pubblico.
E a poco servirà tentare di salire sul carro dei vincitori a cambiare i gusti degli spettatori.

Chissà che dati Cinetel alla mano Benigni non decida di andare ospite a qualche talk show politico? Lo share aumenterebbe, il film incasserebbe di più e l’Unione potrebbe pensare (forse) di candidarlo al ruolo di Ministro per la Cultura.
Attenzione professor Prodi: Pinocchio, rimane sempre Pinocchio!

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