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Quello che il Governo non ha fatto

Ben oltre Monti: gli outsider dovranno pesare in politica

In futuro ci sarà bisogno di persone che governino con l'idea di un'Italia più aperta

di Luca Bolognini - 12 marzo 2012

Chi ha criticato più duramente la Seconda Repubblica, battendosi per evidenziare come e quanto l"ingovernabilità e l"inutilità della dialettica ultra/anti-berlusconiani stesse danneggiando l"Italia e, in particolare, certe categorie di italiani (gli outsider, quelli estromessi dalle grandi scelte strategico-politiche del nostro Paese negli ultimi 20 anni), in questi mesi si sente ripetere una domanda, se si consideri ormai soddisfatto, giacché abbiamo al Governo Mario Monti, a detta di molti un salvatore della Patria alla guida del “migliore dei Governi possibili”.

Provo a dare una risposta. Una breve premessa “storica” è d"obbligo. Quando iniziò la Seconda Repubblica avevo intorno ai 13 anni e andavo alle scuole medie (oggi ne ho 32 e faccio l"avvocato). Dopo circa un decennio, nel 2003, cominciai una “guerra” culturale – sì, una “guerra” pacifica, tante battaglie unite dal medesimo fine – per cercare di superare quello che mi sembrava, e sono convinto fosse, un pessimo sistema politico, tutto focalizzato su questioni personali o di basso profilo, schiavo dei sondaggi, comunicato senza approfondimenti e a suon di promesse, proclami, baruffe insensate, un bipolarismo ottuso, miope ed egoista nei confronti delle nuove generazioni. Nel 2006 organizzai una campagna, Coalizione Generazionale, che mise insieme più di mille giovani eletti e dirigenti under-35 di partiti e movimenti italiani, alleati trasversalmente al di là delle differenze ideologiche e delle appartenenze perché consapevoli di appartenere alla macro-generazione degli “esclusi”, quelli penalizzati dalle non scelte, dalle mancate liberalizzazioni, dalle corporazioni e dai privilegi della gerontocrazia politica.

Fu un"iniziativa importante, servì a diffondere consapevolezza sull"anomalia e sull"ingiustizia inter-generazionale italiana. Quell"esperienza ha poi contribuito alla nascita, nel 2011 in piena agonia del Governo Berlusconi, di “Outsider – Partito degli Esclusi”, che non è un partito (il nome provoca apposta) ma un movimento “issue based” di rappresentanza di quanti, giovani, donne, italiani all"estero per necessità e virtù e stranieri di seconda generazione in Italia, non riescono ormai da troppo tempo a fare sentire il proprio peso politico e subiscono, viceversa, quello d"una classe dirigente inadeguata, bolsa, decotta ma ancora aggrappata al potere. Di quanti vorrebbero meno posti fissi e più opportunità. Di quanti chiedono libertà (d"impresa, d"espressione, di scommessa sul futuro) senza temere la competizione. Questo decennio d"impegno per fare arrivare la Terza Repubblica, mi dico, non è stato buttato: si iniziano a vedere i primi frutti. E veniamo al “migliore dei Governi possibili”, il Governo Monti: dobbiamo ritenerci oramai soddisfatti, noi “outsider”? La risposta è no. I tre decreti fino ad oggi sfornati dal Governo, parte dei quali è ancora in balia dei flutti delle fasi di conversione parlamentare, dimostrano due cose: primo, il Governo Monti è un miracolo in sé; secondo, il Governo Monti non è abbastanza potente e non è miracoloso. Quanto alla prima constatazione, è impossibile negare che i tre decreti (salva/cresci/semplifica) abbiano portato novità imponenti, e mi riferisco soprattutto alla provvidenziale riforma delle pensioni. Non tutto è stato perfetto, alcune norme sono state probabilmente un po" “tirate via” e andrebbero raffinate, ma è inutile fare i benaltristi: dopo vent"anni di stasi, abbiamo visto un Governo fare il suo mestiere senza ammiccare alle corporazioni e al vecchiume imperante.

La seconda considerazione, invece, è meno rosea: mi iscrivo alla categoria dei “benoltristi”. E" necessario guardare ben oltre. Monti deve comunque fare i conti con un Parlamento composto da Deputati e Senatori che appartengono alla Seconda Repubblica: il suo Governo può fare molto, in nome della crisi e dell"emergenza, ma tanto resta fuori da quei decreti. Il benaltrista ne farebbe una colpa a Monti & Co., il benoltrista ringrazia Monti ma ne vede i limiti esterni, sa che Super-Mario non può spingersi al di là di un certo confine per non fare venire meno i voti del potere legislativo e per non fare cadere l"esecutivo. Cosa manca all"appello? La lista sarebbe lunga. Dagli scorpori delle reti di telecomunicazioni e ferroviarie, alla sottrazione all"esclusiva dei notai di certi atti che potrebbero benissimo curare anche altre categorie professionali o perfino la P.A., dalla vera liberalizzazione dei farmaci di fascia C (peccato la rinuncia last minute nel DL Liberalizzazioni) all"attenuazione – se proprio non si vuole abolire – del valore legale del titolo di studio, togliendo ad esso rilevanza nei concorsi pubblici. La riforma dell"università, per renderla più vicina al mercato e al merito.

E poi vedremo quali saranno i risultati del tentativo di riforma del mercato del lavoro: se sarà possibile introdurre veramente il contratto unico con indennizzi/sussidi di disoccupazione per tutti o se, invece, la trattativa con i sindacati porterà a sacrificare ancora una volta solo le categorie più giovani e meno protette (le uniche alle quali, per esempio, verrebbe applicata nei primi anni di lavoro l"esclusione dell"art. 18, stando alla discutibile proposta di cui parlano i giornali e che troverebbe d"accordo una buona parte del “tavolo”). Ancora, nel nostro Paese va ricostruito da zero il welfare per le nuove famiglie, perché avere un figlio è un"impresa difficilissima, mancano le agevolazioni, le strutture e i servizi (asili, voucher famigliari), manca la “cultura pubblica dei bambini”. E intanto, i figli di immigrati nati in Italia giocano con i nostri figli, studiano, vivono con loro e noi li facciamo sentire stranieri fino ai 18 anni di età, senza “se” e senza “ma”: solo un Parlamento coraggioso e riformista inizierebbe a scrivere dei “se” e dei “ma” di civiltà e apertura nella nostra legislazione sulle cittadinanze di seconda generazione.

Per non parlare del grande macigno generazionale, il debito accumulato, che necessiterebbe, anch"esso, di una risposta straordinaria: l"abbattimento parziale una tantum, con il conferimento a un fondo quotato – sempre nelle mani salde dello Stato – del patrimonio pubblico, dalla cui valorizzazione poter ricavare le risorse per fermare il circolo vizioso degli interessi che avvelenano l"avvenire. Infine, la riforma dei partiti e l"attuazione del metodo democratico di cui all"articolo 49 della Costituzione: solo con partiti trasparenti e contendibili potremo sperare di consolidare un ricambio di classe dirigente, che in futuro sia composta né da nominati né da clientelari. L"elenco di opportunità di riforma potrebbe proseguire per molte pagine. Il ragionamento, comunque, è lineare: finché avremo questa composizione parlamentare, anche un ottimo Governo potrà fare, se non poco, non abbastanza. Dunque, non consideriamoci soddisfatti e lavoriamo per quello che accadrà dopo: è cruciale mettersi in moto per far sì che le donne e gli uomini che occuperanno gli scranni di Montecitorio e di Palazzo Madama dalla prossima legislatura siano quelli giusti e abbiano a cuore (e in mente) un"idea d"Italia aperta, sicura ma intraprendente e non sedentaria né timorata. Più “outsider” ci saranno, seduti in quelle Aule, più avremo possibilità di Governi efficaci, anche senza la presenza di eroi e di salvatori della Patria.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario