ultimora
Public Policy

Il nuovo redditometro

Bau bau fiscale

Appartengo alla vecchia scuola: le leggi si cambiano, se necessario e se se ne ha la forza, ma si rispettano. Giustissimo. Ma la paura e lo sberleffo no, non sono tollerabili.

di Davide Giacalone - 13 settembre 2012

Che bisogno c’è di annunciare l’arrivo di un nuovo redditometro, posto che si dice solo che ci sarà, senza fornire informazioni concrete? Tanto più che il medesimo annuncio era già stato dato nell’ottobre del 2011, circa un anno addietro, e, al momento, questo favoloso strumento non è ancora pronto. Dicono di star lavorando ai dettagli. Il che, suppongo, si può fare anche in silenzio. Cosa si ottiene anticipando che si controlleranno non solo le barche e le auto, ma anche l’asilo dei bambini e le donazioni alle onlus? Solo la diffusione del terrore fiscale, del moralismo un tanto al chilo. Il che non ha effetti ragguardevoli sugli evasori, che restano tali, mentre ne ha di recessivi e depressivi. Sul mercato e sugli umori. Parlando alla commissione parlamentare Attilio Befera si è lamentato, ricordando che da quando è direttore sono stati recuperati 40 miliardi di evasione. Poi si è chiesto, beffardo: credete siano tutti di cittadini onesti e vessati? Tutti non saprei, spero proprio di no, i miei sì: me li hanno presi, li ho denunciati, il giudice mi ha dato ragione, sono stati condannati anche al pagamento delle spese, ma non me li hanno restituiti. Non ancora. Essì che a prendere son lesti. Ecco, gentile dottor Befera, sono un cittadino onesto e vessato, e temo che i miei soldi siano nel conto di quei 40 miliardi, il che mi rende furioso. Proprio perché onesto e vessato. Ai lettori ho già raccontato l’accertamento fiscale che è stato fatto a mio carico, specificando che lo trovavo giusto e che i finanzieri sono sempre i ben venuti. Al dottor Befera, però, vorrei far sapere una cosa: s’è scoperto che la mia scheda carburante non aveva le firme dei benzinai, sicché non posso scaricare quei 1113 euro, e che vuole che dica? pagherò. Nel frattempo, però, m’è arrivato il conto del commercialista, 5000 euro, e quello delle banche cui sono andato a chiedere le copie degli assegni reclamate dagli accertatori, un migliaio di euro. A lei sembra normale che non solo l’onere della prova sia a mio carico, ma anche il costo dell’acquisizione e la consulenza professionale di chi spiegava i conti a cinque incaricati? A me no, e credo di avere dato il quadro del perché questo genere di condotta è arrogante e vessatoria. Posso permettermi di scriverlo, perché pago tutto. Come è mio dovere. Ci mancherebbe. Altri tacciono, perché prevale la paura e il timore di aver peccato. E questo è incivile. Ma torniamo a bomba: perché s’è sentito il bisogno di dire che pure le donazioni ai bisognosi faranno parte degli accertamenti? Vogliono forse che si diano le elemosine con il bancomat, incontrando accattoni con il pos? Ho molti amici che sarebbero pronti a tutto pur di dire che le tasse si pagano e in Italia ci sono troppi evasori, il che è vero, ma tralasciano un particolare: chi le tasse le paga ne paga troppe. La pressione fiscale è fatta anche di voci che non figurano nel conto tasse, e sono quelle che ho prima ricordato, il che rende tangibile che per un professionista, o per una piccola società, la pressione fiscale reale, fatta anche di quelle voci, è enormemente superiore a quella, già altissima, che sopportano i grandi. Il che non è solo ingiusto, ma è l’opposto di quel che dovrebbe essere. Si dice: se pagassero tutti si pagherebbe meno, ma è una leggenda, anch’essa moralista: se pagassero tutti lo Stato spenderebbe e sprecherebbe di più, mentre i consumi privati sarebbero già all’obitorio. Mario Monti ha ammesso che le misure da lui varate hanno contribuito alla depressione. Non poteva essere diversamente. Il moralismo fiscale, tanto sbandierato, non solo ha quel medesimo effetto, ma è anche totalmente inutile sul fronte dell’evasione. E’ un bau bau che scoraggia i consumi. Chi ha pochi soldi tiene la mano sul portafogli, e chi ne ha tanti lo porta lontano. Appartengo alla vecchia scuola: le leggi si cambiano, se necessario e se se ne ha la forza, ma si rispettano. Giustissimo. Ma la paura e lo sberleffo no, non sono tollerabili. Sono favorevole a che si facciano pagare tutte le tasse a tutti, anche perché, in quel modo, la rivolta del contribuente è assicurata.

Social feed




documenti

Test

chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario