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Il governo e la crisi: il ruolo di Società Aperta

Basta con gli scenari di cartapesta

Finalmente si ammette il declino. E la fiducia può nascere solo da una diagnosi onesta

di Cesare Greco - 16 maggio 2005

Alla fine anche il governo ha ammesso la crisi e il dibattito si è improvvisamente spostato sugli argomenti concreti del cosa, come e con chi fare, uscendo dal clima surreale dei giorni passati. Clima surreale perché, a fronte di un declino denunciato da oltre due anni da Società Aperta, novella Cassandra, e di una crisi di credibilità dell’esecutivo e delle forze politiche che lo sostengono, verso un’opinione pubblica che gli ha inflitto una sonora bastonatura alle recenti amministrative, l’unico problema sembrava essere la forma da dare alla Casa delle libertà per renderla esteticamente più gradevole. Come se, con il progressivo allargarsi della base del disagio economico, fosse ancora possibile vendere scenari ipotetici al posto di soluzioni concrete.

Certo non siamo mai stati d’accordo con chi, con scarso, nonché strumentale, senso della storia, evoca scenari da passato regime (e sono gli stessi che oggi crocifiggono chi, come Cofferati, nel recentissimo passato avevano eletto a loro profeta), per il semplice motivo che, se oggi la maggioranza appare in crisi ed è costretta a riconoscere come peculiare e non indotta dall’esterno il declino italiano, lo si deve al fatto che è stata battuta in libere elezioni che hanno tranquillamente mandato a casa i suoi rappresentanti nei governi locali.

Siamo però d’accordo con quanti, da Montezemolo a Pezzotta, denunciano allarmati la mancanza di chiarezza, il vagare incerto e altalenante e la finora totale mancanza di iniziativa del Governo.

Oggi si chiede la concertazione con le parti sociali (chiamiamo le cose con il loro nome, per favore) e nel farlo si finisce con l’evidenziare l’approssimazione con cui i problemi sul tappeto sono stati fino ad ora affrontati. Valga per tutti la vicenda del rinnovo del contratto del pubblico impiego, un pasticcio di dichiarazioni, mezze decisioni e retromarce che sta causando la risentita fuga dal centro-destra della sua base elettorale più fedele. Si tirino via gli scenari di cartapesta, si prenda atto della situazione reale e delle compatibilità economiche, ma soprattutto la si smetta di insistere nel dipingere di rosa uno scenario che appare sempre più plumbeo.

A volte dire la verità e prospettare soluzioni che appaiano, per quanto dure, effettivamente praticabili può avere effetti rivoluzionari sulla fiducia dei cittadini.

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chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario