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Prodi la moltiplicazione dei dicasteri

“Bassanini” addio e dimenticata l’energia

Nomina di un viceministro in un settore principe per la ripresa, occasione mancata

di Elio Di Caprio - 23 maggio 2006

Se sono vere le indiscrezioni giornalistiche riportate dal Corriere della Sera del 19 maggio, la nomina di un Viceministro per l"energia con speciale delega da parte del Ministro dello Sviluppo Economico Pier Luigi Bersani, era ad un passo dal realizzarsi per essere affidata al professor Fabio Gobbo, tecnico di matrice prodiana, già collaboratore del ministro Enrico Letta.
Poi i dosaggi di potere interpartitico non hanno permesso un tale risultato auspicato dagli ambienti più avvertiti del centrosinistra che, di fronte ai risultati deludenti di privatizzazioni e liberalizzazioni da essi stessi gestite nei governi precedenti – vedi il decreto Bersani sull"elettricità e quello Letta sul gas – erano giunti al punto di proporre una sorta di commissariamento dell"energia.
Non sfugge infatti a nessuno che in campo energetico negli ultimi anni sono stati fatti passi indietro, non in avanti, sia per ciò che attiene ai costi di elettricità e gas ancora ampiamente superiori alla media europea che per la stessa fisica indisponibilità di fonti energetiche sufficienti a fronteggiare i consumi. I black out degli anni passati e la penuria di gas russo dello scorso inverno scontano un"evidente mancanza di un minimo di programmazione tra risorse disponibili e consumi, di cui avrebbe dovuto farsi carico il governo centrale in assenza di ogni interesse delle società privatizzate a guardare oltre il loro tornaconto aziendale.
In più, in un periodo di crescenti aggregazioni a livello continentale delle società europee operanti in campo energetico che tendono a concentrarsi in gruppi sempre più solidi e robusti per fronteggiare la concorrenza internazionale, Eni ed Enel sono fuori della partita ed anzi corrono il rischio di essere ulteriormente marginalizzate come è già successo all"Enel, che non appena ha annunciato di voler scalare la Suez, è stata respinta al mittente dal governo francese.
Pur non entrando nelle solite alchimie dei dosaggi che hanno portato l"attuale compagine governativa ad avere 25 Ministri rispetto ai 12 previsti dalla Riforma Bassanini, varata nel 2001 dal centrosinistra, resta inspiegabile la mancata attenzione al problema energetico italiano che resta cruciale per il nostro sviluppo civile e industriale dei prossimi anni. Il governo Prodi è stato di manica larga nel creare ben nove viceministri, talvolta superflui, ma dal suo cilindro non è uscito un viceministro per l"energia.
Qualcosa forse cambierà, visto che il ministro Bersani, dopo aver messo le mani avanti dicendo che è finito il tempo delle partecipazioni statali, si è precipitato a precisare che il suo ministero dello Sviluppo vorrà avere voce in capitolo nelle strategie di Eni ed Enel. Dovrà fronteggiare però il fuoco di sbarramento di coloro che, a partire dall"economista Giavazzi, già temono che torni lo spettro di una politica industriale per definizione interventista.
Giavazzi se la prende proprio con Fabio Gobbo che, dopo avere negli anni scorsi assecondato professionalmente i processi di liberalizzazione e di privatizzazione, ora ammette, sulla base dell"esperienza acquisita in questi anni, che è un"illusione pensare che il “laissez faire” in campo energetico risolva e non aggravi i problemi se manca un coordinamento degli organi statali.
E" questo un esempio di statalismo o non piuttosto una presa d"atto che la realtà dei processi economici è più forte di ogni ideologia mercatista imposta secondo le mode del momento?
Per far fronte alle prevedibili penurie di forniture di gas per i prossimi due anni, il ministro Bersani di nuovo responsabile del comparto industriale, si preoccupa di promuovere un"estensione degli stoccaggi di gas esistenti, gestiti dall"Eni sin dall"epoca Mincato in maniera monopolistica per impedire la concorrenza dei nuovi entranti nel mercato del gas. Dobbiamo dolerci di questo interventismo o non piuttosto domandarci perchè siamo giunti in ritardo a questo punto, grazie all"imprevidenza ed all"approssimazione dei precedenti governi di centrosinistra e di centrodestra?
Il ministero dello Sviluppo Economico, già ministero delle Attività Produttive (ma basta un cambio di denominazione per partire con una marcia in più?) potrà sempre contare sul Dipartimento interno per l"Energia che continua a svolgere i suoi compiti burocratici con competenza e dedizione.
Ma la creazione della nuova figura di Viceministro per l"energia avrebbe dato finalmente all"opinione pubblica un preciso segnale dell"importanza del nostro problema energetico e della speciale cura con cui il potere politico intende governarlo. Si è preferito invece “spacchettare” ulteriormente i ministeri vigenti per soddisfare gli appetiti della nuova partitocrazia alla ricerca di riconoscimenti e potere. Non sappiamo se la proposta di un Viceministro per l"Energia sia stata affossata per le rivalità interne al centrosinistra, tra il prodiano Fabio Gobbo e PierLuigi Bersani intenzionato a “voler avere voce in capitolo” per conto dei DS sulle questioni energetiche e sulle società che operano in tale campo, Eni ed Enel.
Fatto sta che si è persa un"occasione. In un governo che si preannuncia come il governo dei no ( dalla TAV, ai rigassificatori, alle centrali elettriche a carbone) un Viceministro per l"Energia, dotato di poteri adeguati e della necessaria credibilità, avrebbe potuto almeno contribuire- a fronte dei veti ambientalisti e localistici -. a dire qualche sì, a partire dall"improrogabile esigenza di far costruire in tempo le indispensabili infrastrutture energetiche di cui già abbiamo bisogno.

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