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Errore madornale

Bankitalia nel burrone

Come nel 2001 per la riforma del titolo V, la sinistra demolisce l’unità dello Stato

di Davide Giacalone - 26 gennaio 2014

Diceva Walter Veltroni: la Rai deve essere come la Banca d’Italia, un patrimonio degli italiani. Ecco, c’è un lato positivo, un’occasione da cogliersi, nella sventurata idea di fare della nostra banca centrale un mostro unico al mondo, a proprietà diffusa e non controllata dallo Stato: adesso possiamo vendere la Rai. Siccome a regalare ai privati la Banca d’Italia è il partito di Veltroni, attendo che sia lui stesso a proporre analoga sorte per viale Mazzini. In questo caso, oltre tutto, nessun italiano detiene quote Rai per antica intestazione fiduciaria, mentre tutti quelli che pagano il canone hanno effettivamente contribuito a costituirne il patrimonio. Siano loro, i nuovi azionisti. Aspettiamo il regalo, così poi ce lo rivendiamo. Esattamente come capiterà a Bd’I.

Si può ridere amaramente, tanto piangere serve a poco. La tragedia si sta compiendo, questione di ore. Poi, vedrete, questa pagina verrà ricordata come un clamoroso errore. Più o meno seguendo lo schema della riforma del Titolo quinto della Costituzione: prima, nel 2001, è la sinistra a demolire l’unità dello Stato, poi, con comodo, nel 2014, è la sinistra che pretende di essere la sola a dire che fu un pessimo errore, sicché loro, che sono i buoni, porranno rimedio. Per la Banca d’Italia faremo più in fretta. Come in fretta si fece per Telecom Italia, altra prodezza mercatista della sinistra affarista.

Sul decreto il governo ha posto la fiducia. Ciò ha due conseguenze. La prima è che l’opposizione può serenamente e inutilmente votare contro, magari cercando di far dimenticare di non avere condotto la battaglia che si doveva fare. Spiacente, ma in questo sconcio sono corresponsabili. La seconda è che il governo considera essenziale al proprio programma e connaturata alla propria identità la violazione del Trattato di Roma e dei suoi successivi aggiornamenti. Già, perché dopo avere previsto, nel decreto iniziale, che la nostra banca centrale potesse essere acquistata dalle banche tedesche e francesi, hanno corretto il tiro dicendo che possono acquistarne le quote (comprandole da chi, oggi, se le vede regalare) solo banche e assicurazioni radicate in Italia. Il che, oltre a non risolvere un piffero, perché possono a loro volta essere comprati da soggetti stranieri, anche extra-Ue, viola i trattati europei. Quindi non vengano a raccontarci che loro sono europeisti, ma credono in un’Europa che veda l’Italia contare di più, perché, in realtà, l’Unione europea non sanno neanche come funziona e all’Italia stanno togliendo quello cui tedeschi, francesi, inglesi non rinuncerebbero per nessuna ragione al mondo: il controllo della propria banca centrale.

Vedendo questo valore sul ciglio del burrone, oramai avviato al precipizio, penso a quelli che vanno ripetendo la gnagnera orecchiata, circa il fatto che la Bce non è una vera banca centrale, che l’Euro ha bisogno di più sovranità politica, che non può esistere moneta senza Stato di riferimento e banca centrale nel pieno dei poteri. Ripetono a pappagallo cose che non capiscono e, intanto, fanno il contrario. Che ci si buttino anche loro, giù dal burrone.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario