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Public Policy

Tra i mutui subprime e Basilea2

Bankitalia e la nuova vigilanza

In arrivo le nuove regole, anche quelle per la governance. E qualche problema

di Alessandro D'Amato - 27 gennaio 2008

La data è stata già fissata, e sarà sicuramente in capo a tre, massimo quattro settimane. Entro questo arco di tempo, la riforma della Vigilanza bancaria voluta da Draghi e già approvata arriverà alla sua completa attuazione. Non solo: a Bankitalia si dà anche per imminente – entro una decina di giorni al massimo – anche la pubblicazione del regolamento attuatorio sulla governance duale. Nel quale, secondo le indiscrezioni, l’istituto avrebbe, di massima, confermato la linea del documento che aveva suscitato qualche polemica. D’altronde, riguardo la riforma della Vigilanza, il Governatore aveva già anticipato le linee guida al Forex un paio di settimane fa, affermando che Bankitalia si è impegnata a costruire un modello di supervisione in armonia con i principi di Basilea2, e parlando di Vigilanza “leggera” in termini di adempimenti e vincoli (riduzione degli oneri autorizzativi ed altri snellimenti), che si affderà più che in passato alla “capacità delle banche di definire il proprio profilo di rischio e costituire i relativi presidi”, e presupporrà una continua interazione tra vigilanti e vigilati, mentre la presenza ispettiva sarà da considerare come “un normale strumento dell’azione di Vigilanza”. Il governatore ha anche anticipato alcuni cambiamenti futuri nell’organizzazione: la supervisione dei principali intermediari sarà svolta integralmente presso la amministrazione centrale, mentre le strutture periferiche vigileranno sulle banche a operatività locale. In particolare “la gestione del rischio di liquidità è diventata assolutamente centrale – ha detto Draghi - perché l’esperienza recente dimostra come la liquidità dei mercati e degli intermediari possa contrarsi repentinamente, con effetti cumulativi talora devastanti”. Secondo Draghi la tutela della stabilità richiede che le banche non solo abbiano una capitalizzazione ben superiore a quella prevista da Basilea2, ma che mantengano anche margini di sicurezza sulle loro posizioni di rischio. Ed è proprio su questi punti, quelli che si concentrano sul problema della liquidità, che arrivano alcune perplessità da parte degli esperti. La riforma, i cui effetti sono ancora tutti da vedere – e un giudizio compiuto non si potrà avere prima di qualche anno – è stata immaginata quando la crisi dei mutui subprime era ancora ai primi vagiti. E nell’occasione, con una volontà calmieratrice facile da comprendere, da Palazzo Koch si preferì definire un “semplice turbamento” dei mercati quella che invece destava già all’epoca molte preoccupazioni tra operatori e intermediari. Eppure, se la vicenda ha insegnato qualcosa ad oggi è proprio che nell’occasione sono clamorosamente mancati raccordi e interlocuzione a livello sovranazionale, nella prevenzione prima e nella diagnostica poi. Per questo, oggi si parla di rafforzamento dei poteri degli enti europei: e sembra difficile che proprio in questo ambito, non ci sia nulla da rivedere nelle nuove funzioni della Vigilanza. Anche perché dall’annuncio di un’indagine di Bankitalia sui rischi collegati alle attività in derivati, oggetto anche di un’audizione del direttore generale Fabrizio Saccomanni alla commissione Finanze della Camera (nella quale si era parlato persino di quattro banche, presso le quali erano in corso “verifiche”), sono arrivate solo generiche rassicurazioni sul sistema del credito italiano. Si è sempre detto che “secondo quanto comunicato dagli istituti”, non c’erano rischi all’orizzonte. Ma un quadro completo del rapporto tra banche e derivati – soprattutto in relazione alle società veicolo fuori bilancio: conduit e Siv – non è mai stato messo a disposizione del pubblico degli operatori. E tutto ciò non può non avere ripercussioni su un clima di fiducia che anche in Italia, come nel mondo, oggi è ai minimi storici. Eppure i metodi per arrivare a una generale chiarificazione ci sarebbero: c’è chi ha proposto una “sollecitazione”, più o meno prescrittivi, a far rientrare in bilancio quello che oggi è fuori; ma la soluzione potrebbe causare più problemi di quanti ne risolverebbe, visto che un obbligo così severo, oggi, potrebbe ingenerare polemiche e discussioni sulla “veridicità” di bilanci che fino a ieri non ne prevedevano la presenza. Ma si potrebbe invece esortare le banche a chiarire in maniera netta la propria posizione, quantificando la propria esposizione anche senza metterla per forza a bilancio. Una soluzione di compromesso abbastanza praticabile. Anche se, finora, le istituzioni hanno mostrato di far leva con successo sulla moral suasion per spingere i vigilati a prendere decisioni in linea con i voleri dei vigilanti. Bastera anche stavolta?

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